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Full text of "Giulio Sabino nel suo castello di Langres; dramma serio, da rappresentarsi nel Teatro della comune di Bologna, la primavera dell'anno 1824."

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GIULIO  SABINO 

NEL  SUO  CASTELLO 

DI LANGRES 

^y'^mnmi  S/erco 
DA  RAPPRESENTARSI 

NEL  TEATRO  DELLA  COMUNE 
DI  BOLOGNA 

LA  PRIMA  VERA  dell'anno  1824. 


BOLOGNA 

Coti  Approvazióne. 


ARGOMEN  TO 


3 


iS^ abino  della  città  di  Langres  uomo  per 
nascita ,  e  per  ricchezze  assai  distinto  j  ebbe 
in  Moglie  Eponina ,  la  quale  non  solo  in  se 
racchiudeva  le  più  rare  doti  di  spirito  j  ma  era 
anche  per  la  sua  avvenenza  da  tutti  celebrata. 
Or  ne^  tempi  in  cui  Ottone  j,  Vitellio^  e  Vespa- 
siano disputavansi  V  Impero  j,  Sabino  guidato 
dalla  naturale  sua  ambizione  osò  d"  aspirarvi , 
e  fattosi  salutare  Imperatore  dalla  troppo  fa- 
cile sua  nazione  j  rivolse  le  armi  contro  i  Ro- 
mani. Tale  intrapresa  ebbe  un  esito  sjortuna- 

10  ;  alcuni  de*  suoi  soldati  presero  la  fuga  ,  e 
molti  per  non  cadere  nelle  mani  del  nemico  si 
uccisero  volontariamente .  Sabino  che  avrebbe 
potuto  sottrarsi  al  grave  pericolo  j  che  gli  so- 
vrastava rifugiandosi  in  lontane  regioni j  prese 

11  partito  di  nascondersi  in  alcuni  acquedotti 
affatto  sconosciuti  d' un  suo  castello ,  e  di  ri- 
manere ivi  finche  i  torbidi  si  calmassero.  Egli 
palesò  tale  suo  divisamento  a  due  liberti del- 
la cui  fedeltà  non  poteva  sospettare  e  ordinò 
loro  ^  che  per  morto  V  annunziassero  a  chic- 
chessia. Intanto  per  rendere  più  verisimile  la 
voce ,  che  dai  liberti  dovevasi  spargere  ^  chia- 


mò  a  se  quei  della  sua  famiglia ,  e  da  essi  con- 
^edossi  dicendo ,  che  per  non  incontrare  un 
ignominioso  fine  ^  erasi  detej^minato  a  bere  il 
veleno.  Quindi  diede  foco  al  castello  jiel  qua- 
le dimoras^asi  ^  che  fu  tosto  ridotto  in  cenere. 

T^enuta  ad  Eponina^  per  mezzo  di  uno  dei 
liberti  j  V  infausta  nocella  della  molate  del  ma- 
rito ^  abbandonossi  al  più  gra^e  dolore.  Sabino 
resone  inteso  non  potè  resistere  alla  compassio- 
ne maritale ,  e  fece  togliere  d  inganno  la  con- 
sorte da  quel  medesimo  che  fomentata  a\>e^a 
la  funesta  persuasione  di  lei .  Eponina  corse  al 
nascondiglio  dello  sposo ,  ed  in  appresso  sn  si 
recò  tanto  di  frequente  j  che  alcuni  esploratori 
giunsero  a  scoprirlo  j  e  fu  di  là  tolto  Sabino ^ 
che  da  Vespasiano  Imperatore.,  ad  onta  delle 
più  efficaci  preghiere  della  desolata  moglie j 
venne  condannato  in  Roma  alla  morte. 

Tutto  ciò  è  tratto  da  Plutarco ,  da  Tacito , 
e  da  altri  autori .  Intanto  V  inventore  della 
presente  azione ,  secondo  il  costume ,  e  le  li- 
bertà famigliari  ai  Drammatici ,  e  rese  oggi- 
mai  indispensabili  ^  si  è  fatto  lecito  di  fingere^ 
che  Tito  figliuolo  di  Vespasiano  si  porti  con 
alcune  legioni  a  distruggere  i  langresi  ribellij, 
i  quali  trascorsi  tre  anni  dopo  la  disfatta  di 
Sabino ,  as^evano  di  nuos>o  prese  le  armi  con- 
tro V  impero . 


5 

INTERLOCUTORI 


GIULIO  SABINO 

Signora  Pesaroni  Carrara  Benedetta  s 

EMIRENA.,  creduta  vedova  di  Giulio  Sabino 
Signora  Ganzi  Caterina. 

TITO,  Generale  Romano 

Signor    Giordani  Giuseppe  Accad.  Filar. 

SERGESTE,  Governatore  di  Langres 

Signor    Montresor  Gio,  Battista. 

ERSINDA,  sorella  di  Sabino 

Signora  Zucchi  Giorgi  Maddalena. 

CAJO,  già  Liberto  di  Sabino 
Signor    Torri  Alberto. 

VARO,  confidente  di  Cajo 

Signor   Ferrari  Filippo. 

Due  figli  di  Sabino ,  e  d'  Emirena . 

Soldati  Romani. 

Coro  di  Romani. 

Soldati  di  Langres. 

Coro  di  Cittadini  di  Langres. 

L'  Azione  è  nel  Castello  di  Langres , 
e  sue  "vicinanze. 

La  Musica  è  espressamente  composta  dal  Signor 
Maestro  TRENTO  VITTORIO 

Meml)ro  dell'  Istituto  di  Amsterdam  ;  Maestro  del  Collegio 
di  Venezia,  e  Socio  di  altre  varie  Accademie. 


6 

V  ORCHESTRA  É  COMPOSTA  DEI  SEGUENTI 
PROFESSORI. 


Primo  Vaiolino  e  Dìretlore  cT  Orchestra 
Signor  Parisiiii  Ignazio  Accad.  Fil. 
Primo  yiolino  Direttore  e  Compositore  della  Musica 
del  suddetto  Ballo 
Signor  Maestro  Yiviani  Luigi  Maria 
Primo  Violino  Dirett.  ordin.  de""  Balli  Primo  de""  Secondi 

Signor  Giovanni  Righi  A.  F.  Signor  Danti  Cesare  A.  F. 

Violoncello  al  Cembalo  Primo  Contrabasso  al  Cembalo 

Signor  Parasisi  Gio.  Battista  A.  F.       Signor  Bortolotti  Luigi  A.  F. 
Primo  Oboe 
Signor  Berti  Giuseppe 
Primo  Fagotto  di  Concerto  Prima  Viola 

Signor  Manganelli  Gaetano  Signor  Ferrerio  Carlo 

Primo  Fagotto  di  Rango  Primo  Flauto  e  Ottavino 

Signor  Bazzani  Gaetano  A.  F.  Signor  Coppi  Giacomo  A.  F. 

Primo  Corno  Inglese 
Signor  Minozzi  Pietro 
Primo  Corno  di  Concerto  Primo  Clarino 

Signor  Brizzi  Gaetano  A.  F.  Signor  Avoni  Petronio  A.  F. 

Primo  Corno  di  Rango  ^-  Prima  Tromba 

Sig»or  Biglietti  Gaetano  A.  F.  Signor  Brizzi  Ignazio  A.  5*. 

Con  altri  60.  Professori  della  Città. 


Direttore  dei  Cori 
Signor  Ferrari  Filippo 
Suggeritore  e  Copista  della  Musica 
Signor  Buttazzoni  Gaetano 
Maccìdnisia 
Signor  Ferrari  Filippo 
Attrezzista  Proprietario 
Signor  Ru])bi  Giuseppe 
Capo  Illuminatore 
Signor  Cappellani  Silvestro 

Capo  Sarto 
Signor  Battistini  Vincenzo 

Berrettonaro 
Signor  Ma j ani  Pellegrino 

Parrucchiere 
Signor  Orlandi  Giiol*m(i 


MUTAZIONI  DI  SCENA 


ATTO  PRIMO 

Ronne  del  Castello  di  Langres  ec. 

Del  Sig.  Ferri  Domenico. 
Spianata  del  Castello  di  Langres  con  Ponte 

Del  Sig.  Professore  Santini  Francesco. 

Orrido  Sotterraneo 

Del  Sig.  Ferri  Domenico* 

ATTO  SECONDO 

Appartamenti  d^  Emirena 

Del  Sig.  Ferri  Domenico. 

Orrido  Sotterraneo  j  come  nelV  Atto  primo 
Del  Sig.  Ferri  Domenico. 

Veduta  d""  una  parte  della  spianata  del  Castello 
suddetto 

Del  Sig.  Professore  Santini  Francesco. 


r 


ATTO  PRIMO 

SCENA  PRIMA 

Rovine  del  Castello  di  Langres.  Tom  infrante,  ed 
avanzi  di  antichi  edifizj  consumati  dal  foco.  In  fondo  a 
ministra  sopra  una  piccola  altura  si  vede  il  tempio  di  Mer- 
curio, la  di  cui  porta  è  chiusa  .  Incontro  vi  è  il  Mausoleo 
di  Sabino  coli'  Epigrafe 

.  Alla  memoria  di  Giulio  Sabino 

Cittadini  di  Langres,  che  celebrano  la  memoria  di  Sabino, 
che  in  quel  giorno ,  tre  anni  prima ,  aveva  incendiato  quel 
castello,  e  sì  credeva  perito  per  involarsi  ag^li  alleati  di 
Roma  • 

Varo  ^  poi  Cajo ,  indi  Ersinda 

Coro.  Se  Intorno  al  gelido 

Marmo  t'aggiri. 

Ascolta  i  flebili 

Lunghi  sospiri. 

Che  il  duolo  esprimono 

Del  nostro  cor . 
Tu  forte,  e  intrepido, 

Cinto  di  gloria. 

Fosti  dei  popoli 

Il  vincitor. 
Ed  ora  misero 

Non  sei  che  polvere, 

E  il  marmo  gelido 

Sacro  è  all'  onor . 
Cajo.  Popolo  al  Ciel  diletto 

Triegua  al  dolor:  Appunto  in  questo  giorno, 

E  in  questo  luogo  istesso. 

Oppresso,  ma  non  vinto 

L' infelice  Sabin  rimase  estinto  . 

Qui  fra  le  tombe,  e  gli  edifizj  ardenti, 


IO 

L'estrema  sua  rovina 

Le  fe'  incontrar  la  tirannia  latina. 

Ecco  l'augusta  sede  indicando  il  Tempio, 

Ove  del  ciel  la  voce ,  e  regna  ,  e  tuona , 

E  del  popolo  il  fato 

Palesato  sarà  in  questa  aurora , 

(  Si  taccia  che  Sabin  pur  vive  ancora  .  ) 

Si  oscura  il  cielo  improvvisamente  .  Continui 
lampi,  e  tuoni  uniti  al  sibilo  del  vento. 
Scoppia  un  fulmine  ,  e  i^edesi  all'  istante 
aprire  la  porta  del  Tempio  ,  dalla  quale  a 
suo  tempo  esce  Ersinda  spaventata. 
Coro .  Oh  !  colpo  terribile , 

Oh  !  caso  funesto  ; 
Il  cielo  è  già  torbido, 
Che  giorno  è  mai  questo , 
Il  rombo  del  turbine, 
I  venti ,  che  muggono , 
La  terra  che  scuotesi , 
C'imprime  terror. 
Ers,  Ahi  !  qual  destino  ,  io  gelo . 

Popolo  ,  amici ,  oh  Dio  I 
L'  oracolo  del  cielo 
Contro  di  noi  parlò  , 
T^aro ,  Oh  !  noi  perduti 

Cajo ,  Oh  !  miseri 

P^aro .   1  r^i 

Ca'o      I   ^  ^  P"^^  sperar  ci  avanza 

Ers,  Perduta  è  la  speranza. 

Se  non  si  placa  il  ciel . 
Cajo ,  Dunque  perir  dovremo? 

Coro,  Nel  campo  almen  si  cada, 

Cajo.  Niun  deporrà  la  spada? 

Coro.  Vittima  ognun  cadrà. 

Cajo.  Dunque  a  pugnar? 

Coro.  Si  corra; 

Varo.  Dunque  perir? 

Coro,  Si  brama. 

Er$,  L'  onor  oggi  vi  chiama 

Sabino  a  vendicar. 


al 

Tinti 

Se  nel  Cielo  il  decreto  è  segnato 

Che  per  noi  sia  tal  giorno  V  estremo , 
Forti  in  campo  pugnando  morremo , 
Ma  la  morte  gloriosa  sarà. 
Cajo»  Amici  il  vostro  ardire 
È  prova  dell'amore. 
Che  serbate  nel  core, 
Per  r  estinto  Sabino,  e  pei  suoi  figli. 
Più  maturi  consigli , 

Richiede  in  questo  giorno  il  nostro  stato  j 
E  pria  d'  esporci  in  campo 
Si  esamini ,  si  pensi 
L'esito  qual  sarà  di  tanto  ardire. 
Ers.     O  vincere ,  o  morire 

Ognun  che  amò  Sabino 

Sempre  pronuncierà  simili  accenti .  - 

Qui  fra  le  torri  ardenti, 

E  accese  di  sua  man,  coi  cari  figli 

11  misero  perì .  La  sconsolala 

Vedova  disperata, 

D'  inutili  querele 

Assorda  V  aria  al.  freddo  sasso  intorno  ^ 

Pur  di  vendetta  il  giorno, 

Abbenchè  il  Ciel  si  mostri  a  noi  funesto 

Forse  non  sarà  lungi . 
T^aro  ,  Ah  !  fosse  questo . 

Ers,    V  Esercito  Roman  forte  ci  stringe 

Con  assedio  tiranno . 
Cajo .  E  presago  d'affanno 

L'  oracolo  annunziò  :  ma  qual  s'  ascolta 

Squillo  marzial  ?    s'  ode  un  lontano  suono  di  trombe, 
Ers.  Vedi  S ergeste  arriva 

Affannoso  ,  ed  ansante . 
Cajo .  L' incertezza  dell'  alma  ha  sul  sembiante  . 


1^ 


SCENA  II. 


Tutti     incamminano  ad  incontrare  Sergeste . 

Sergeste  con  seguito  di  Soldati ,  e  detti . 

Grenerosl  Guerrieri ,  udiste  il  segno 
Che  di  pugna  impaziente 
Il  Roman  campo ,  a  noi  mandò  ?  Volete 
Il  cimento  affrontar?  Io,  non  temete. 
Io  vi  precederò.  Sfido  l'ingiusto 
Rigor  deli'  empia  sorte  , 

Che  sul  campo  ai  guerrier  bella  è  la  morte  • 

Ma  a  voi  deboli,  e  pochi, 

Pace  consiglio  .  E  folle 

Orgoglioso  pensier ,  l' esporsi  incauti 

Ad  un  certo  periglio , 

SCENA  III. 


Emirena,e  detti  > 

Eniir.  Io,  vedova  di  Sabin  guerra  consiglio, 
Qual  viltà!  guerrier  non  siete? 

A^oi  tacete?  Qual  destino.  al  popolo, 

L'  ombra  adunque  di  Sabino , 
.    Sempre  inulta  resterà? 
Serg.  (Quale  ardir,  quant' è  vezzosa. 

Il  furor  la  fa  più  bella  . 
Se  nel  campo  amor  m'  appella , 
E  chi  mai  non  pugnerà  .  ) 

Sta  sospesa  in  sen  ^^^^^^5  alma 


a  2 


guest 

-h  'm.     n  suo 

E  smarrito  il     .  pensiero 
mio  ^ 

Sol  per  lui  vendetta  . 

TI    ^  •  .  10  spero 

11  suo  cor  pietoso  ^ 

contenta  ^, 
E  ailor  morrò, 

contento 


Emlr.  Che  pensi? 

Serg,  Tu  imponi 

Emir.  Al  campo  ... 

Serg.  Si  vada, 

Per  te  questa  spada 
Un  fui  min  sarà  . 
Enùr*  (  Che  amante  mi  creda 

Mi  giova,  m'alletta; 
L' inganno ,  vendetta 
Sperare  mi  fa  . 
Scrg*       a  2i  ]  Quel  labro,  quel  ciglio 
J     M' incanta ,  m'  alletta , 
f      E  piena  vendetta 
^  \      Sperare  mi  fa . 

Serg.   Ite ,  volate  al  campo  .    i  soldati  col  popolo  partono 

a  destra. 

Emir.  E  in  campo  io  stessa 

A  Tito  insultator,  fra  quelle  schiere 

Oppormi  io  stessa  voglio  . 

Vegga  che  d'  alme  grandi 

Non  è  fertile  solo  il  Campidoglio . 
Serg,   Ma  pensa . 

Emir.  Ho  già  pensato  . 

Serg.  Almen  poss'  io 

Lusingarmi  idol  mio, 

Che  disperso  il  nemico ,  alfìn  vorrai , 

Le  mie  brame  appagar? 
Emir,  Pugna  da  forte  , 

Vendica  quella/ tomba  ,    indicando  la  tomba  di  Sa- 
Serg.  Intanto  almeno  bino 

Dimmi  se  nel  tuo  core  .  *  . 
Emir.  Tempo  non  è  da  ragionar  d'amore.  interrompen- 
dolo con  forza  , 
Serg,    (  Ah  !  rampogna  crudel .  )  Vieni ,  si  pugni 

Per  vincere ,  o  morir  .  (  Tiranna  sorte 

Obbedisco  al  mio  ben  ;  ma  vado  a  morte .  )  via 
Emir,  (  Utile  è  1'  amor  suo 

Alla  vendetta  mia .  )  Tu  vieni  Ersinda 

Mostriamoci  nel  campo. 


Forse  tremar  faranno, 
Benché  sì  fiera  è  l'Aquila  Romana, 
Di  Sabino  la  sposa,  e  la  germana,    parie  con  Er- 

slnda.. 

SCENA  IV. 
Cajo  ^  Varo ,  ed  alcuni  Cittadini  di  Langrcs . 

Cajo .  .A.mici  in  un  profondo 

Deserto  sotterraneo. 

Co'  suoi  teneri  figli  a  tutti  ignoto 

Vive  Sabin  ;  di  tanto  arcano  a  parte 

Neppur  volle  Emirena  :  Ei  teme  troppo 

D'  un  femminile  amor  V  incauto  eccesso . 

Per  lei  Langres  oppresso 

Fra  poco  gemerà.  Stolto  è  l'ardire 

Quando  fiacca  è  la  man .  Sabino  intanto 

Vive  sol  noto  a  noi.  Del  suo  perdono 

Ei  si  lusinga  in  van .  Ite ,  osservate 

Della  pugna  il  destin .  Poi  dell'  amico 

Nell'antro  si  discenda, 

E  chi  fu  il  vincitor,  da  noi  comprenda. 
jp^aro .  La  nostra  fatai  sorte 

Palese  fece  già  V  avverso  Cielo , 

Nè  ci  resta  in  tal  giorno  altro  che  morte, 
Cajo .  Vanne  pure  mio  fido , 

Ora  è  tempo  di  oprar,  non  di  lamenti. 
Varo .  Vado ,  e  dei  tristi  eventi 

Che  a  noi  oggi  minaccia 

Dell'avverso  destin  tutto  il  rigore, 

Verrò  dopo  la  pugna  apportatore .    parte  con  i  lan- 
Cajo  .  Ah  !  SI  già  in  questo  punto  gresi . 

E  feroce  la  pugna, 

E  scorre  in  mezzo  al  piano, 

Il  sangue  dei  langresi ,  e  del  Romano. 

Nembo  di  polve  innalzasi,  s^erso  il  fondo  osser- 
Squillo  di  trombe  io  sento.  sbando. 
Ah  !  che  le  schiere  aflfronlansi 
Nel  mihtar  cimento, 


iS 

B'  armi ,  e  d'  armati  ascolto 
L'  urtarsi ,  e  il  minacciar . 
Numi  se  giusti  siete 
La  patria  difendete, 
L'  oppressa  patria  mia 

Vi  piaccia  di  salvar  .  \^ia . 

SCENA  V. 

Spianata  del  Castello  di  Langres .  Vasto  ponte  che  conduce 
dalla  detta  spianata  al  castello  . 

Escono  i  Romani  vincitori  ^  e  cantano  il  seguente  co^ 
ro ,  traendo  i  guerrieri  di  Langres  prigionieri .  Indi  esce 
Tito  portato  sopra  le  aste  dei  Guerrieri  Romani  y  Serge- 
ste,  ÌEmirena ,  ed  Ersinda  lo  sieguono. 

Coro  di      'T  '> 

Romani      Xj  Aquila  del  Tarpeo 

Sempre  trionfa  in  guerra; 
Giove  gl'  appresta  i  fulmini , 
Passa,  le  schiere  atterra, 
E  1'  universo  attonito 
L' impara  a  rispettar . 
E  quando  al  Campidoglio 
Il  volo  suo  raccoglie. 
Ricca  di  vinte  spoglie 
Ritorna  a  trionfar. 
Terminato  il  coro  ^  esce  Tito ,  e  nel  punto  istesso 
dalla  parte  opposta  ^  alcuni  soldati  romani  y 
trascinando  ferocemente  vari  prigionieri . 
Tito.  Olà.  L'esempio  mio 

Secondi  ogni  guerriero. 

Voi  contro  ai  vinti  a  incrudelir  non  guido,  ai  sol- 

Alzi  natura  il  grido,  dati. 

E  solo  al  vostro  cor  pietà  favelli. 

Sono  i  lauri  più  belli , 

Quando  al  valor  V  umanità  s'  unisce  . 

Dopo  la  pugna  esser  feroci,  è  vano. 


i6 

Non  insulta  gP  oppressi  un  cor  Romana . 
La  vittoria  che  intorno  risuona. 
Alle  stragi  un  confine  prescrive , 
Per  chi  nacque  del  Tebro  alle  rive  , 
Dolce  vanto  è  V  usare  pietà. 
Pesano  i  lauri 
Nel  sangue  tinti, 
Di  molir  Buseri 
In  guerra  estinti, 
Se  il  crin  circondano 
D'  un  vincitor . 
E  quando  intrepidi , 
Per  gloria  vana, 
I  guerrier  mirano. 
La  strage  umana , 
Sommesso  a  piangere 
Solo  è  il  mio  cor  ; 
E  detesto  in  tal  momento 
Della  gloria  lo  splendor. 
Incauti ,  e  chi  fu  mai  che  vi  condusse 
A  una  pugna  inegual? 
Ers.  Tito  conosci 

L'implacabile  suora  di  Sabino, 
Tua  nemica ,  e  di  Roma ,  Io  spinsi  in  campo 
Il  presago  Sergeste. 
Etnir.  Io  di  Sabin  la  sposa. 

Io  le  schiere  animai.  Se  fausta  arrise 
A  te  la  cieca  sorte , 
Usa  de'  dritti  tuoi ,  dacci  la  morte  . 
Tito .  (  Che  incanto  di  beltà  ;  benché  nemica 

Mi  sorprende ,  m'  alletta ,  e  non  so  come 
Mi  sveglia  in  seno  un  foco  .  .  .  ) 
Serg^    (  Tito  guarda  Emirena 
Ah  !  di  gelosa  pena 
Agitato  mi  sento  il  core  in  petto, 
Che  un  amante  fedele , 
Di  tutto  a  palpitar  sempre  è  costretto .  ) 
Tito»   Olà  miei  fidi,  onore 

Si  faccia  alla  virtù.  Abbia  Sergeste 


>7 

DI  Langres  il  comando: 

Ma  suddito  a  me  sia  ,  Bella  Emirena , 

Libero  alia  mia  tenda 

Avrai  l'adito  sempre.  Or  va,  ia  mio  nome,  a  Ser- 
Pace  prometti  al  popolo  tremante  geUe  , 

Sul  temuto  destin . 
Serg,  (Pensa  Emirena 

A  non  tradire  un  core 
Ch'arde  per  te  d'amore; 

0  trema .  ) 

Emir*  (  Incauto  sei , 

Le  minacce  disprezzo  , 

1  sospetti  non  curo.) 

Serg*    No  non  sarà  di  Tito  5  ai  numi  il  giuro  .        parta  . 

SCENA    V  L 

Tito  ^  Emirena,  ed  Erslnda 

Tito,  Dove  Emirena? 

Emir.  A  piangere 

Suir  estinto  consorte . 
Tito  .  E  pianger  tu  vorrai ...  ? 

Eniir.  Fino  alla  morte,    parte  con 

Tito .   Oli  !  donna  sventurata ,  Eninda  . 

Che  in  mezzo  a  tanto  duol,  si  fa  più  bella. 

Per  lei  quasi  d'amore 

Sento  accendersi  il  core  .  .  . 

Ah  !  no ,  Tito  guerriero 

Il  mondo  non  vedrà  nel  campo  amante  . 

Ma  quel  divin  sembiante 

Nel  petto  ho  già  scolpito . 

Cosa  avverrà  di  te  misero  Tito  .  parie  » 


SCENA  VII. 


Orrido  sotterraneo,  che  nei  fondo  guida  ad  altre  ca- 
verne, vi  si  scende  per  una  scala  incavata  nel  sasso.  Nel 
lato  sinistro  stanno  appesi  l'Elmo,  e  la  Spada  di  Sabino. 

Cajo  con  seguito  di  amici  ^  quindi  Sabino 
dalle  caverne  interiori  con  i  due  figli . 

Cajo .  Oh  !  giorno  di  dolor  ! 

Coro.  Presago  il  cor  ne  fu. 

Vinse  il  Roman  valor, 
Pili  libertà  non  v'  è  ; 
Oh  !  giorno  di  dolor  ! 
Sab.     E  qual  dunque  speranza 
Resta  a  tanti  infelici? 
L'  usata  mia  costanza, 
Sento  che  a  vacillar  comincia  in  seno , 
E  mi  par  che  ondeggiante 
Sotto  de' piedi  miei  s'apra  il  terreno. 
Hai  vinto  o  Ciel  tiranno , 
Se  palpita  Sabino 
Tutta  1'  ira  sfogò  1'  empio  destino . 
Ah  !  perchè  novelli  affanni 

Tu  mi  rechi  in  questa  tomba. 
La  marzial  romana  tromba 
Dunque  i  vili  spaventò? 
Sotto  al  ferro  dei  tiranni , 
Perirete  o  figli  amati  .  .  . 
Ah  !  non  mai ,  da  me  svenati 
Pria  cadrete,  io  poi  morrò. 

stringe  un  pugnale  in  atto  di  ferirli . 
Ah!  la  man  non  regge,  oh!  figli 
La  natura  al  cor  parlò  . 
Oh  Ciel  !  se  d'  un  misero 
Ascolti  i  lamenti, 
Di  questi  innocenti 
Deh!  senti  pietà. 


^9 

Di  pianto  ogni  stilla 

Ch'io  verso  dai  cigli, 

Di  sangue  o  miei  tìgli 

Un  lago  sarà . 
Amico  porgimi  a  Cajo  . 

Pietosa  aita. 

La  via  m'  addita 

Miglior  quaF  è  . 
Tu  fida  scorta 

Nel  mio  periglio, 

Tu  mi  conforta 

Col  tuo  consiglio  ^ 

I  figli  affido, 

Me  stesso  ,  a  te . 
Dunque  Tito  crudele 

Al  mio  cenere  insulta.  Ah!  dimmi  almen« 

La  sposa ,  la  germana 

Dal  furore  dal  Tebro 

Si  poterò  involar?  parla  .  .  .  rispondi. 
Cajo .  Erano  al  campo  ,  ma  per  fatai  sorte  , 

Prigioniere  restar  dopo  la  pugna. 
Sab.     Oh  !  germana  ,  oh  !  consorte  .  .  . 
Cajo,  Dà  triegua  al  tuo  dolore. 

Chi  sa 5  forse  vedrai  che  il  vincitore. 

Benché  di  lauri  cinto  , 

Potrà,  se  arride  il  Ciel ,  restar  qui  vinto. 
Sab.     E  come  mai,  ti  spiega? 
Cajo,  Non  chiedermi  di  più. 
Sab.  Deh  !  non  negarlo  , 

A  un  fratello,  a  uno  sposo. 

Palpitante  smarrito  .  .  . 
Cajo,  Piacque  troppo  Emirena,  al  cor  di  Tito. 
Sab,     Oh  Ciel  !  che  dici  mai  ; 

Come  fu,  come  avvenne,  e  d'onde  il  sai^- 
Cajo .  A  me  Sergeste  il  disse , 

Che  qui  venendo  l' incontrai  per  via . 
Sab,     A  tal  novella  ria 

Preparato  non  era  ;  io  non  resiSCo 

Vendicare  mi  vo' ,  V  elmo  la  spada 


Sto 

Io  pur  riprendo  alfin .   prende  V  Elmo  ^  e  la  Spa- 
da che  pendono  da  un  macigno, 
Cajo  •  Ma  senti ,  ascolta . 

Sab,     Più  consigli  non  vo' ,  la  Sposa  infida 

Si  sveni  a  Tito  in  braccio .  Amati  figli , 

Più  madre  non  avete  ^ 

A  te  li  raccomando. 

Ah!  forse  il  padre  ancor,  più  non  vedrete.  via, 
Cajo,  Santi  Numi  del  Cielo 

Difendetelo  voi.  Figli  venite; 
Con  lagrime  innocenti, 

Rendete  al  genitor  i  dei  clementi .     entra  neW  in- 
terno del  sotterraneo  con  i  due  ragazzi . 

SCENA  Vili. 


Rovine  del  Castello  di  Langres  come  nella  Scena  prima . 

Varo  con  cittadini  di  Langres  poi  Eniirena 

Varo .  -A.mici  ai  casi  estremi , 

Un  estremo  rimedio  oppor  bisogna  ; 
Noi  nel  caso  in  cui  siam,  solo  ci  avanza, 
Ai  nostri  mali  oppor  salda  costanza. 
Ma  veggo  V  infelice 

Vedova  di  Sabin ,  che  a  noi  s'  appressa  ; 
Benché  dal  duolo  oppressa 
Sembra  il  suo  volto  placido,  e  sereno; 
Ma  sarà  nel  suo  core 
Passeggera  la  gioia  qual  baleno. 
Emir,  Un  aura  che  rassembra 
L'  aura  del  puro  Eliso, 
Dolce  illusione  appresta 
Al  mio  spirto  abbattuto  . 
Ove  son  ? .  .  chi  m'  arresta  .  .  ? 
E  quale  a  me  davante 
Veggo  larva  importuna , 

Che  in  veste  lunga  ,  e  bruna  *  > 

Con  tuono  spaventoso, 


Il  cener  mi  rammenta  dello  sposo. 

Ah!  no,  ombra  adorata, 
Cessa  dal  dirmi  ingrata 
Se  piacqui  al  vincitore. 

Che  sempre  al  cener  tuo  sacro  è  il  mio  core . 
Sposo  rammentati. 

Ahi  più  non  è. 

Vaneggio  ,  e  palpito 

Avvampo  ,  e  m'  agito  , 

M' assale  un  tremito 

Mi  manca  il  piè. 
Oh  !  Ciel  tu  reggimi 

Ne'  miei  deliri , 

Non  ho  più  lagrime, 

Non  ho  sospiri . 
Coro  .  Par  quasi  stupida , 

E  fuor  di  se  . 
Varo  .  Calma  del  duol  V  eccesso  , 

Forse  chi  sa  .  .  .  lo  spero, 

Che  il  Cielo  men  severo 

La  pace  a  te  darà . 
Emir.  Ma  come  ,  oh  Dio  !  parlate 

Sarebbe  forse  ...  oh  !  pena  , 
Coro.  Il  tuo  dolor  raffrena, 

Barbaro  il  Ciel  non  è  . 
E  min  Ah  !  di  coraggio 

Qual  pura  fiamma. 

Di  nuovo  spirito 

Tutta  m' infiamma , 

E  al  cor  la  speme , 

Tornar  mi  fa  . 
Coro  .  atì'anno  in  gioia 

Si  cangerà  . 

S  C  E  N  A   I  X, 

Varo,  poi  Sergeste. 

Varo,  Sventurata  Emirena, 

Continua,  è  la  tua  pena; 


22 

E  se  a  te  noto  fosse  , 

Che  vive  anche  il  tuo  sposo , 

Brieve  saria  il  contento , 

E  in  più  fiero  cangiarsi,  e  rio  tormento»    per  par- 
Serg.    Varo  dimmi,  Emirena  tire  incontra  Sergeste, 

Dove  trovar  poss'  io? 

In  van  trascorsi  il  Castello  d' intorno , 

Al  suo  termine  è  il  giorno , 

Nè  ancor  m' incontro  in  lei . 
P^aro ,  Molto  non  è  .Signore , 

Che  di  qui  si  partì  per  quella  via  , 

Ma  spesso  qui  tornar  ha  per  usanza. 
Serg.    Ad  incontrarla  io  vo'. 
f^aro,  Tito  s'avanza. 

Se  nulla  vuoi  da  me  partir  mi  giova . 
Serg.    Fa  il  tuo  piacer .  T^aro  parte .  Oh  come  qui  vien  Tito 

Agitato,  e  confuso; 

Ah  !  deciso  è  il  mio  fato , 

Egli  per  Emirena,  arde  d'amore, 

E  la  tristezza  in  fronte  ha  del  suo  core. 

SCENA  X. 

Tito  con  Soldati  Romani,  e  detto. 

Esce  Tito  guardando  intorno  il  luogo,  poi  vede  la 
tomba  di  Sabino    e  dice  dopo  brieve  pausa . 

Tito  '  marmo  adunque  chiude 

Del  ribelle  Sabin  le  fredde  spoglie? 
La  sconsolata  moglie, 
E  fama  che  di  pianto ,  e  di  sospiri 
Porge  largo  tributo  al  freddo  sasso  . 
Io  qui  rivolgo  il  passo , 
Per  contemplar  queste  distrutte  mura, 
E  par,  che  un'aura  pura 
In  mezzo  a  tanto  orrore 
Porga  di  nuovo  all'  alma  , 
Quella  eh'  io  già  perdei  tranquilla  calma  . 


Ombre  . .  .  silenzio  ,  .  •  amore 

Reggete  i  passi  miei 

La  pace  eh'  io  perdei 

Rendete  a  questo  cor. 
Serg,  Signor  perchè  agitato 

2'ito  »  Mille  tumulti  ho  in  seno . 

Serg,  c^^'      conosca  almeno  .  .  • 

Tito  .  Sappi . .  . 

Serg,  Favella  .  .  . 

Tito.  U  fato 

(  Ah  !  no  parlar  non  vale 

Si  celi  il  mio  dolor . 
Serg.  (        dubbi tar  non  vale 

Quel  core  arde  d'  amor  .  ) 
Tito .  Oh  Cielo  !  qui  Emirena 

Rivolge  i  passi  lenti  ; 

Vieni,  i  suoi  mesti  accenti 

Celato  udire  io  vo'. 
Serg.  (  Chiaro  con  tali  accenti 

Tito  si  palesò.)  si  ritirano  i^erso  il  fon-* 
do  della  Scena. 

SCENA  XI. 

Emirena  esce  dalla  parte  opposta  alla  Tomba , 
e  si  dirige  a  passi  lenti  v^erso  quella .  Ersinda 
la  siegue  a  poca  distanza  y  e  detti  in  4^erva- 
zio  ne  '  Poi  Sabino  dal  fondo  ^  e  Cajo  . 

^e  gustare  un  momento  di  pace 
Puote  un  core  dolente,  ed  oppresso 
^   .  ^  I      ^  qiiel  sasso  la  prova  d'  appresso 

Ers.     ^  ^   i      Sacro  al  pianto  di  g^^^,^  fedel. 

I  Ombra  cara  dal  placido  Eliso 
\      Vedi  quanto  il  mio  Stato  è  crudel. 
Tito  .  Donna  illustre  ,  di  pianto  avanzandosi . 

Finor  versasti  assai  ; 

Meco  in  E.oma  verrai, 

La  più  sicura  .  .  ♦ 


Emir.  *w  van  Tito  lo  speri . 

Sabino  sarà  comparso  in  fondo  alla  scena  alle  pri- 
me parole  dirette  da  l'ito  ad  E  mi  rena . 
Sab.     Oh  Ciel  !  vedi  l' ingrata  a  Cajo  . 

Col  nemico  ragiona  .    in  atto  di  avanzarsi  ^  ma  Cajo 
Tito .  E  se  ricusi  lo  trattiene . 

Trascinata  in   trionfo  ,  .  . 
Emir.  Ah!  no,  Tito  non  mai; 

Lo  domando  al  tuo  pie  ,  che  idea  d'  orrore , 
Fra  vili  schiave  andar  mostrata  a  dito.    $' inginoc- 
Sab.     Di  Sabino  la  moglie  al  pie  di  Tito!  chia . 

S'  avanza  con  la  visiera  calata  sbarazzandosi  da 
Cajo,  e  strappa  con  disprezzo  Emirena  dai 
piedi  di  Tito . 
Emir.  Qual  voce  ! 

Tito ,  Chi  sei  tu  ,  scopri  quel  volto  . 

Non  v' è  per  tanto  ardir  grazia,  o  perdono. 
Sab.     Grazia  non  chiedo  a  te.  Sabino  io  sono. 

Sabino  alza  la  visiera  .  Tito  resta  compreso  da 
stupore .  Cajo  che  nel  tempo  del  dialogo  avrà 
mostrata  V  agitazione  ,  si  sarà  avvicinato  ad 
Emirena ,  la  quale  allo  scoprirsi  di  Sabino  sa- 
rà rimasta  come  stupida ,  indi  si  abbandona 
fra  le  braccia  di  Cajo  .  Sergeste  ,  ed  Ersinda 
guardano  fissamente  Sabino ,  restando  come 
persone  a  cui  lo  stupore  abbia  troncate  le  pa- 
role .  Sorpresa  generale  in  tutti  gl'  altri  ^  che 
si  ritrovano  in  Scena . 
Coro.  Giusto  elei!  Sabino  in  vita 

Qual  pJtodigio  ,  qual  stupore, 
Fa  tal  vista  in  petto  il  core  i 
Ora  forte  palpitar. 
Sab.  Sabino  io  son  .  con  forza  a  tutti . 

Tu  guardami     ad  Emirena, 
Empia  Infedel  consorte, 
Solo  per  te  la  morte , 
Qui  vengo  ad  incontrar. 
Emir.  Oh  Ciel  !..  tu  vivi?  .  .  il  core  .  .  • 

Sab.  Spergiuro  oggi  s'  e  reso 


!i5 

(Io  da  stupor  compreso, 
Più  che  pensar  non  so .  ) 
Sabin  la  tua  germana .  ,  . 
Tutti  nemici  siete , 
La  morte  mia  volete. 
Crudeli  io  morirò. 
Ma  qual  tumulto  ascolto j 
Olà  miei  fidi  andate 
Solleciti  esplorate, 
Di  ciò  ragion  qual  è . 

partono  alcuni  soldati  Romani  j  i  quali 
s'  incontrano  con  altri   che  vengono 
sulla  Scena ,  e  dicono . 
Minaccia  una  sommossa 
Signor  la  plebe  stolta, 
E  di  Sabin  s'ascolta. 
Il  nome  a  risuonar  . 
In  armi  ogni  guerriero 

Pronto  ai  miei  cenni  resti, 
Non  sia  eh'  io  piii  m'  arresti . 
Vendetta  si  farà. 
Il  reo  disegno, 
L'  ardire  insano. 
Ogni  Romano 
Punir  saprà  . 
Il  reo  disegno, 
L'  ardire  insano , 
Un  cuor  Romano 
Perdonerà . 
Per  tal  disegno 
L'  ardire  e  vano 
L'  empio  Romano 
Trionferà . 
Al  pianti  ai  prieghi 
Ho  chiuso  il  cuore. 
Tutto  è  rigore 
Non  v'  è  pietà  . 
Se  al  pianto,  ai  prieghi. 
Chiuso  è  il  tuo  core, 


26 

Ers.  f      Del  mio  dolore 

Cajo ,  1      Chi  avrà  pielk? 

Sab*  ^  ^  J  Al  pianto  ai  prieghi , 

JNon  cangia  il  core» 
Un  vincitore 
Senza  pietà. 
Tito.  Olà  sia  quel  superbo 

Di  forti  ceppi  avvinto  . 
Sub.  L'  empio  destino  ha  vinto 

Se  Roma  trionfò  . 
Serg.  Signor  pietà  di  lui 

Cajo,  Pietà  di  lui  signore 

Tito  ,  Sol  voci  di  rigore  , 

Altro  ascoltar  non  so . 
Ers.  Per  queste  amare  la  erri  me      ,  .    .       t  • 

Linir.  Il  pianto  mio  tu  vedi ,  » 

Sab,  Ah  !  voi  di  Tito  ai  piedi 

Oh  !  eccesso  di  viltà  ! 
Tito*  z\lma  superba,  e  fiera, 

D'  ogni  pietà  mi  spoglio  ... 
(  Quel  generoso  orgoglio 
Alto  stupor  mi  fa  .  ) 
Sab,  Di  gelosia,  di  rabbia, 

M'arde  la  fiamma  in  seno. 
Eniir,  Sposo  uno  sguardo  almeno 

Sab.  Infida  non  parlar. 

Tutti  Oh!  qual  tunmlto  ho  in  petto, 

Non  reggo  a  tanto  affanno^ 
Mille  in  un  solo  affetto 
Guerra  nel  cor  mi  fanno, 
E  già  quest'alma  oppressa. 
Vicina  è  a  delirar  . 
Coro.  D'an^^or,  d'onor,  di  sdegno 

Fremon  quell'alme  ardenti; 
Di  noi ,  di  lor  deh  senti 
O  giusto  Ciel  pietà. 


Fine  dell'Atto  Primo. 


ATTO  secondo' 


SCENA  PRIMA 
Appartamenti  nel  palazzo  d'  Emirena . 
Coro  di  Cittadini  Langresi  ^  poi  Sergeste» 

Coro,  Oh!  patria  misera, 

Oh!  quante  lagrime. 
Dovrai  versar. 
Oh  quante  vittime. 
Per  man  dei  barbari. 
Vedrai  spirar. 
Serg,    Ho  d'  uopo  o  fidi  miei 

Di  svelarvi  un  arcano .  Il  nostro  duce 
Sabino  è  in  libertà,  io  lo  salvai,    sorpresa  di  gioia 
So  che  sul  capo  mio  potrà  il  romano    nei  Langresi 
Rovesciare  il  furor,  ma  sarò  lieto. 
Ed  incontrar  saprò  con  alma  forte. 
Per  sì  bella  cagion,  anche  la  morte. 
Se  al  mio  disegno  ardito. 
L'empio  destin  contrasta. 
Io  farò  Roma ,  e  Tito 
Morendo  anche  tremar. 
Miei  fidi  ah  !  voi  tacete  ? 
Coro*  Di  noi  dispor  potete. 

Serg.  D'ardir,  di  fede,  ai  posteri 

Noi  lascerem  n>emoria; 
S'  acquista  anche  la  gloria , 
Quando  morir  si  sa. 
Coro,  Avidi  sìam  di  gloria. 

Ognun  morir  sapra. 


SCENA  SECONDA 


Acquedotto  come  nell'Atto  primo. 
Sabino  y  E  mi  rena  ^  e  i  due  figli ,  poi  Cajo  r 

Sab.     Sposa  amata  perdona 

Gl'ingiusti  miei  sospetti, 

I  tuoi  soavi  detti, 

Dopo  di  tanti  affanni, 

Oh  !  come  dolci  io  sento  in  mezzo  al  core , 
Eniir.  Solo  per  te ,  1'  amore 

Riscaldò  questo  petto , 

E  sorda  a  ogn' altro  affetto. 

Avrei  con  alma  forte, 

Pria  la  morte  incontrata ,  ' 

Che  tradire  o  Sabin,  la  fè  giurata. 
Sab,     Basta,  basta  non  più,  di  tanti  affanni. 

La  memoria  si  perda. 

Al  sen  di  nuovo  stringi 

Questi,  del  nostro  amor  pegni  veraci. 
Emir,  Di  lagrime  di  baci 

V'innondo  o  figli  amati, 

E  quanto  siano  grati 

Questi  dolci  momenti, 

E  '[  conforto  che  prova  1'  alma  mia 

Ah  !  chi  madre  non  è  non  sa  che  sia . 
r  Dopo  si  lunga  vita 
Sab.  I       Passata  in  pianto ,  e  in  duolo , 

Emir,  ^  ^  i      Reca  un  istante  solo , 

l[      Al  cor  felicità  . 
Emir,  Oh  !  figlio  ...  oh  sposo  ...  oh  giorno  ! 

Sab,  Ah!  sposa,  oh!  figli...  in  petto 

Mi  scorre  un  tal  diletto , 
Che  io  non  so  spiegar, 
Emir,  Giorno  per  me  felice, 

Sab,  Giorno  per  me  beato, 


Emir.  Io  t'amo, 

Sab.  Ed  io  t' adoro  : 

y    Oli!  dolce  accento,  e  grato, 

^  ^  (     Tornalo  a  replicar . 
Emir.  Io  t'  amo 

Sab,  Ed  io  t'  adoro 

Emir.  Mio  sposo 

Sab.  Mio  tesoro 

Emir.  Oh!  gioja 

Sab.  Io  vengo  meno  , 

Sab.  (     Deh  vieni  a  questo  seno 

Emir.  ^  \    Parte  di  questo  cor. 


SCENA  TERZA 

Veduta  d'  una  parte  della  spianata  del  castello 
di  Langres .  Tenda  di  Tito . 

Sergeste  j  ed  Ersinda. 

Serg.    A.mata  Ersinda,  appieno 

Oggi  vidi ,  e  conobbi  i  falli  miei  ; 
Mi  puniscan  gli  dei 

Se  al  labbro  mio  non  corrisponde  il  core. 
Ers,     Ti  credo ,  e  del  tuo  amore 
Convinta  son;  ma  oh  Dio! 
Ora  tremar  degg'  io 

Per  te  ,  più  che  per  altri ,  e  se  palese  .  . . 
Serg,    Dell'  ardite  mie  imprese  , 

Forse  il  Cielo  garante  è  in  questo  giorno . 
Qui  fra  poco  ritorno 
Tito  farà ,  e  allora 

Cercherem  per  Sabin  grazia,  e  perdono. 
Ers.     Ma  che  fu  d'  Emirena? 
Serg.    Qui  la  vedrai  fra  poco  . 
Ers.    Dimmi,  sa  che  Sabin  libero  sia? 
Serg.    Fu  prima  cura  mia 

Di  palesare  a  lei  simile  arcano. 


3o 

Appena  fia  qui  giunta, 
La  grazia  cercherem  ,  e  forse  io  spero  , .  . 
Brs.     Ma  se  Tito  severo , 

Ricusa  ai  nostri  prieghi .  .  . 
♦fcrg*.   La  grazia  ei  pur  ci  nieghi . 
Ma  libero  è  Sabino, 
E  sopra  il  capo  mio 
Solo  Tito  potrà ,  con  rabbia  insana 
Tutta  sfogar  la  tirannia  Ptomana  : 
Ma  libero  è  Sabin  ciò  basta  a  noi , 
Libero  appieno  in  braccio  ai  figli  suoi . 
lErs»     Di  me  più  sventurata 

Può  trovarsi  nel  mondo? 
Un  momento  giocondo, 
Che  prova  questo  cor,  tosto  si  cangia 
In  affanno ,  e  tormento 
E  i  palpiti  di  morte  in  pelto  io  sento. 
Se  spiegare  il  mio  dolor 
Io  potessi  a  te  mio  ben. 
Sentiresti  entro  del  sen , 
Per  pietà  languire  il  cor. 
Se  il  destin  si  cangerà 
Lieta  allor  con  te  sarò. 
Se  la  morte  tua  vorrà. 
Io  con  te  morir  saprò, 
Serg.    Mira,  Tito  s'avanza. 

Richiama  intorno  al  cor  la  tua  costanza . 


SCENA  QUARTA 


3i 


Tito,  e  detti. 

Esce  Tito  pensieroso  dalla  sua  Tenda  ,  s'  avanza  lenta- 
mente y  non  vedendo  Sergeste ,  ed  Ersinda ,  i  quali  si 
saranno  ritirati  un  poco  indietro, 

Tito .   C^ual  tumulto  d'  aflFetti 

Fanno  nel  seno  mio  guerra  funesta  j 
In  così  ria  tempesta 

Non  ho  chi  mi  soccorra,  o  mi  consigli. 

Qui  sol  miro  perigli, 

E  tale  è  la  vicenda 

Che  d'  alta  maraviglia 

Tutto  il  cuore  m'  investe^ 

Quai  contrade  son  queste ^ 

Qui  tutto  appare  inusitato  ,  e  nuovo 

E  più  Tito  in  me  stesso  io  non  ritrovo . 
Ers.     Di  Tito  al  pie  ,  dolente    s'  inginocchia  e  Tito  le  fa 

La  suora  di  Sabin  ecco  si  prostra,    cenno  d'alzarsi  . 

Pietà  per  lui  domando  . 

»Signore  ai  giusti  prieghi 

Ove  trovar  pietà  se  tu  la  nieghi? 
Serg.    Sergeste,  che  a  te  fido 

Sarà  sempre  o  Signore, 

Anche  implora  pietà  dal  tuo  bel  core . 
Tito.    (Tutti  chiedon  Sabin,  solo  Emirena 

Io  non  vedo  al  mio  pie .  )  Di  voi  mi  duole , 

Ma  il  dover  mio  richiede 

Cile  alle  rive  del  Tebro 

Sia  condotto  Sabin  ^ 

Là  soffrirà  la  meritata  pena. 


33 


Eniir. 


Tito. 


Coro  di 
Romani 


Tito . 
Coro . 

Eniir.  Cajo, 
Serg.  Ers. 
Coro . 
Tito . 


SCENA  QUINTA 
Emirena ,  Cajo  ,  e  detti . 
Uscirà  Emirena  all'  ultime  parole  di  Tito . 

Se  morirà  Sabin ,  morrà  Emirena  . 
Che  se  a  tanto  mio  duol  negar  lo  puoi  , 
Spirerò  di  mia  mano  ai  piedi  tuoi  . 
Ali!  no  bella  Emirena 
Si  fiero  non  son  io , 
Se  vedessi  il  cor  mio  .  ,  . 
Per  or  nulla  prometta , 
Le  patrie  leggi ,  e  il  mio  dover  lo  vieta  ; 
Il  tuo  dolore  acqueta, 
E  di  salvarlo  a  me  lascia  la  cura 
Senta  tutta  nel  cor  la  tua  sventura . 
Signor  tradito  sei. 

Sabino  è  già  disciolto  , 
E  fu  dal  career  tolto , 
Da  un  empio  traditor  . 
Quanti  a  tradirmi  siete , 
Chi  lo  salvo? 


Sergeste 


Pietà 


Coro  di 
Romani . 
Eniir.  Serg. 
Cajo,  Ers, 


Mora 

Tacete  . 

Tu  m' ingannasti  o  perfido  .  a  Sergeste . 
Si  cerchi  il  traditor .    ad  alcuni  soldati  i 

quali  partono  . 

Tergi  le  finte  lagrime ,  ad  Emirena  . 

Non  credo  a  quell'  affanno  , 

Chi  mi  bx'amò  tiranno 

Tiranno  mi  vedrà  . 
(  Troppo  è  fatai  quel  pianto , 

Quasi  cangiar  mi  f a  .  ) 
L' usar  pietà  coi  perfidi , 

Sarebbe  ora  viltà . 
Vedi  le  nostre  lagrime  , 

Siam  degni  di  pietà . 


33 

SCENASESTA 

Acquedotto  . 

Sabino  con  i  due  Jigli  ^  poi  Emircnn , 
indi  Tito  con  seguito . 

Sab.     Ei  troppo  grave  pena 
Questa  cruda  incertezza, 
Abbenchè  F  alma  avezza 
Sia  da  lunga  stagion  sempre  a  soffrire 
Ah  !  SI  meglio  è  morire , 
Che  passare  una  vita 

In  questa  tomba,  e  in  cosi  fier  tormenti. 

Ma  di  voi  che  sarà  figli  infelici 

In  preda  dei  nemici 

Lasciarvi  oh  Dio  !  è  gran  pena  .  .  . 

Ma  oh  Ciel  !  ecco  Emirena 

Agitata  confusa  ;  ah  !  il  cor  presago 

Fu  di  sinistro  evento .  . . 
Emir\  Ah  !  sposo  ...  io  posso  a  stento  . .  . 

Proferue  gli  accenti  ...  e  tanto  il  peso  .  . . 
Sab.     Taci  non  proseguir  tutto  ho  compreso, 

La  mìa  morte  è  segnata: 

Ebben  cosi  placata 

•Sarà  r  avversa  sorte  , 

Sollievo  è  del  mortai  spesso  la  morte. 
Eniir,  Ah  !  sposo ,  o  cari  figli  .  .  . 
Sab.     Ma  qual  fragor .  , . 
Efuir.  Fuggiamo . 

Sab,     Fuggire  ,  e  come  ,  e  dove  .  .  , 

Ecco  che  a  noi  s'  appressa 

L' insultator  Romano  . 
Tito  .  Perfidi ,  di  fuggir  tentaste  in  vano  . 

Nel  momento  che  Tito  pronuncia  queste  parole 
daW  alto  della  scala ,  Emirena  gli  presenta  i 
figli  in  atto  suppliche^'ole .  Tito  dopo  il  primo 
impeto  di  furore  si  mostra  commosso  alla  vi- 
sta dei  fanciulli . 


34 

Tito. 
Sab, 
Emir, 

Emir. 


Sab. 
Emir, 
Sab. 

Tito . 

Sab, 
Emir, 
Sab, 
Tito, 


Emir, 
Sab, 

Tito. 


Emir, 
Tito . 
Emir, 
Sab. 
Tito . 


Giusto  Ciel  che  colpo  è  questo . 

Farmi  un  sogno,  e  il  credo  appena, 
Ah!  non  regge  a  tanta  pena, 
La  costanza  del  mio  cor. 
Ah  !  sì  questi  innocenti 

Pietà  signor  ti  fanno,     accennando  i  due 
Ah  !  si  eh'  io  non  m' inganno  fis^^- 
Tito  ha  pietoso  il  cor. 
T'accheta,  in  van  tu  prieghi. 
Ma  Tito  ha  il  core  umano, 
Rammenta,  che  un  Romano, 
Che  sia  pietà  non  sa . 
Ebben  qual  tu  mi  vuoi 
Sarò  crudel. 

Non  temo 

Pietà 

Disprezzo 

Io  fremo. 
Di  sdegno,  e  di  pietà. 
Oh  Ciel  !  che  ognor  pietoso 
Vegli  su  noi  mortali. 
Conforto  a  tanti  mali 
Speriam  solo  da  te. 
(Esser  vorrei  pietoso, 
Mi  duol  della  sua  pena , 
Ah!  misera  Emirena, 
Che  mai  sarà  di  te  .  ) 
Ah!  Tito  men  severo. 

Quel  core  è  troppo  altero .  indicando  Sa^ 
Ma  padre  egP  è  bino  . 

Io  sono  .  .  . 
Indegno  di  perdono 
Se  Podio  hai  sempre  in  cor. 
a  3 

Un  vortice  d'affanni  Non  è  non  è  soffribile 

S'  aggira  nel  mio  seno ,      Il  duol  che  1'  alma  prova . 
Ah!  m'uccidesse  almeno,    E  strana  è  cruda  è  nova 
Ah!  perchè  vivo  ancor.     La  pena  del  mio  cor. 

Tito  parte  ,  seguito  da  Emirena    Sabino ,  e  i 
due  figli  in  mezzo  ai  soldati . 


a  2 


35 

SCENA  SETTIMA 

Spianata  del  Castello  con  tenda  di  Tito .  Sentinelle  alla  , 
tenda,  in  fondo  altri  soldati  sotto  le  armi. 

Sergeste ,  Ersinda ,  Cajo  . 

Ers,     I^er  te  Sergeste  il  core 

Sol  mi  trema  nel  seno. 
Serg.    Io  son  tranquillo  appieno. 

Se  liberai  Sabino 

10  feci  il  mio  dover,  ne  in  cor  già  sento 
Rimorso  dell'eccesso, 

E  potendo  farei  ancor  l' istesso . 
Ers,     Ma  intanto  d'Emirena,  e  del  germano 

Nulla  finor  ci  è  noto,  e  la  mia  mente 

Immersa  è  in  funestissimi  pensieri . 
Serg,   Noi  siam  qui  prigionieri; 

Dunque  nulla  di  lor  saper  possiamo  . 
Cajo.  Tito  segui  Emirena 

AUor  che  disperata. 

Per  V  evento  accaduto  , 

11  passo  di  qui  volse  , 
E  se  incauta  ella  corse 
A  ricercar  lo  sposo  .  .  . 

Ers,     Ah  !  faccia  il  Ciel  pietoso , 

Che  di  Sabin  1'  asilo 

Scoprir  non  possa  Tito  . 
Cajo,   Se  Emirena  ha  seguitò 

Tutto  a  temer  ci  resta ,  e  a  me  poc'  anzi  .  .  • 

Più  non  giova  tacer ,  Varo  mi  disse 

Che  d'  Emirena  i  pas^si 

Tito  esplorar  facendo , 

Di  Sabino  V  asil  potè  scoprire  . 
Ers.     Ah  !  meglio  fia  morire 

Se  a  tante  pene  opporre 

Più  non  vai  la  costanza . 
Serg,    Oh  !  vista  qui  s'  avanza 

Emirena ,  Sabino ,  e  i  figli  suoi . 


ss 

SCENA  OTTAVA 

Sabino ,  Emirena  ,  coi  figli  vengono  scortati  dai  soldati 
Romani ,  i  quali  si  ritirano  verso  il  fondo  ^  e  detti ,  Fa- 
ro y  e  molti  cittadini  di  Langres  sieguono  Sabino . 

Ers,     Ah!  Germano 

Cajo.  Oh!  Sabin 

Serg.  Oh  !  dolce  amico . 

Sab.     Vuole  il  destai  nemico 

V  infelice  famiglia  di  Sabino 

Oggi  appieno  distrutta. 

L*  ira  del  Cielo  tutta 

Sopra  del  capo  mio  vedo  piombata. 
Emir.  Io  fui ,  io  fui  spietata  ... 

Io  la  morte  ti  appresto , 

Maledico  ,  detesto  .  .  . 

Oh  Cielo  !  a  tanto  affanno 

Quelli  che  non  han  cuor  pianger  non  sanno . 

SCENA  ULTIMA 

j4l  suon  di  Militari  strumenti  si  vede  la  truppa  Romana 
schierarsi  in  fondo  alla  Scena  .  Nel  tempo  che  dai  Ro^ 
mani  cantasi  il  Coro ,  esce  Tito  dalla  parte  che  è  com^ 
parsa  la  truppa.  Cajo  ,  Ersinda  ,  Sergeste  ^  Varo  ^  E^ 
mirena  coi  due  figli  al  fianco ,  e  tutti  i  langresi  si 
pongono  in  ginocchio  in  atto  supplichevole  .  Sabino  solo 
resta  in  piedi.  Tito  commosso  a  questa  vista  gli  fa  cen" 
no  che  5'  alzino .  Tutto  ciò  deve  eseguirsi  nel  tempo  che 
il  Coro  canta ,  finito  il  quale  Tito  dirli .  * 


Coro  . 


loria  del  Tebro  è  Tito 


L'  ammira  il  mondo  intero 
Perchè  al  valor  guerriero 
Unisce  la  pietà. 

*  Tito .  (  Stelle  !  a  tal  vista  non  mi  regge  li  core  ) 

Cajo  .  Tito  ,  pietà . 

Siirg.  Signore 


^7 

Non  per  me,  per  Sabino 

Imploro  la  pietà. 
Emir.  Fa  di'  io  non  pricghi  in  vano  * 
Ers,     Ah  !  salvami  il  germano  . 
Eniir,  E  ancor  resìsti? 

Ers.  E  ancor  pietà  non  senti? 

Emir,  Deh  !  non  far  eh'  io  lo  miri  al  suolo  estìnto  .  .  . 
Tito,   Più  non  regge  il  mìo  cuore,  avete  vinto. 

Libero  è  il  tuo  consorte . 
Emir.  Oh!  gioia. 
Cajo  .  Oh  !  giorno  . 

Ers,  Oh!  mìo  contento. 

Serg,  Oh!  sorte. 

Tito.  E  Sabino  ancor  tace? 
Sab,     Prima  eh'  io  parli,  esponi 

Se  la  vita  mi  doni,  * 
O  la  vendi ,  e  a  qual  prezzo , 
Poiché  rammento  che  rivai  mi  sei. 
Tito  .  Estìnto  io  ti  credei . 
Cogliere  solo  allori, 
]Non  talami  insidiar  ha  per  costume, 
Chi  nacque  in  Roma,  ed  lia  il  valor  per  nume. 
Ama  la  patria  mìa,  e  allor  vedrai  .  •. 
Sab,     Io  tanto  1'  amerò  quanto  P  odiai . 
Ah!  che  vicino  a  morte. 
Di  marito,  e  di  padre 
L'  onnipotente  afletto 
,    Piombò  sull'alma,  e  cangiò  il  core  in  petto. 
Se  in  gioia  le  mie  pene 
Per  te  cangiar  potei, 
Al  pari  degli  Dei 
Signor  t'adorerò. 
E  a  Roma,  a  te  lo  giuro, 
Sempre  fedel  sarò. 
Al  seno  strìngere 
Dopo  i  perigli. 
La  sposa  tenera , 
Gli  amici ,  i  figli 
E  tal  delizia , 
Che  ugual  non  Iiìr. 


38 

Coro .      f  E  tu  il  Nume  sei  benefico  a  Tito 

Tuia,  meno  l      p^jj    sua  ^  j 

lUo ,       C  mia 
Tito  .  Ah  !  la  sento  anch'  io  nell'  anima 

Questa  tua  felicità. 
Sah.  Eterni  i  lauri 

Su  le  tue  chiome. 
Famoso  ai  posteri 
Ne  andrà  il  tuo  nome, 
L'  onor  dei  secoli 
Sempre  sarà. 


FINE. 


L  A 

CONQUISTA  DEL  PERÙ 

BALLO  EROICO-TRAGICO 
IN  SEI  ATTI 

COMPOSTO    E  DIRETTO 

GALZERANI  GIOVANNI 

COIH  MUSICA  ESPRESSAMENTE  COMlPOSTA 
DAL  SIGNOR  MAESTRO 

VI  VI ANI  LUIGI  MARIA 

DI  FIRENZE, 


43 


eggeva  Carlo  i  destini  della  Spagna , 
quando  alcuni  de  suoi  sudditi  volontari  gli  si  of- 
frirono -per  la  conquista  dell'  America  .  Con  tali 
esibizioni  trovandosi  prei^enuto  il  Monarca  ne*  prò- 
pri  desideri  non  tai  dò  ad  accudirvi  ,  ed  anzi  to- 
sto designò  ad  ognuno  di  coloro  quella  porzione 
di  quei  inasti  e  ricchi  Stati  che  più,  credette  con^ 
veniente  al  rispettivo  ingegno  ^  e  valore  per  la  ese^ 
cuzione  del  progetto  .  Navi  ,  Truppe  ,  ed  armi  si 
affidarono  ai  novelli  Duci  ^  e  nel  iSs»^.  la  spedi" 
zione  fu  compita  ,  Il  pj-inio  che  sciolse  le  vele  fu 
Fi  ancesco  Pizzaro  ,  assieme  a  Carlo  suo  fratel^ 
lo  ,  e  Diego  d  yJlmagro  ,  e  con  fortunata  solleci^ 
tudine  solcando  i  mari  ^approdò  esso  alle  spiagge 
del  Perù  nelle  vicinanze  di  Quito  altra  delle 
quattro  Capitali  di  quel  grande  Impero  ove  j-isie- 
deva  un  He  .  Giunto  così  nel  luo^o  di  sua  desti-- 
nazione ,  uomo  prudente  qual  era  ,  quantunque 
rozzo  ed  illetterato  ,  volle  da  p!  ima  esplorare  le 
forze  del  Popolo  che  sottomettere  voleva^  e  co-- 
nosciuto  essere  di  gran  lunga  superiori  alle  sue 
che  consistevano  in  duecento  Fanti  ,  sessanta  Ca- 
valli ^  e  dodici  piccoli  pezzi  d'  jtrtiglieria  ^  risolse 
di  prima  superarle  coli  arte  .  Di  fatto  ,  con  simu-^ 
late  proposte  d  alleanza  inviate  al  Regnante  di 
Q^uito  ^  giunse  il  Duce  Spagnuolo  ad  ottenere  co^ 
me  amico  l  ingresso  nella  Città  in  unione  alle  di 
Lui  Truppe  .  Giunto  a  tal  segno  ,  e  preso  il  mo-- 
mento  in  cui  tutto  il  Popolo  era  raccolto  in  fc-- 


44 

stevole  pompa  per  assistere  alla  solenne  ceremo" 
nia  che  chiudere  doveva  il  grande  trattato  che 
univa  due  popoli  come  fratelli  ,  Pizzaro  spiegato 
il  Vessillo  della  Spagna  anulla  le  avanzate  propo- 
ste e  dichiara  di  volere  soggetto  al  quinto  Carlo 
il  Regno  di  Quito  .  Questo  fu  il  primo  segnale 
delle  guerre  che  in  seguito  afflissero  quelle  con-' 
trade  ,  che  alla  fine  cedettero  al  imlore  SpagJiuo- 
lo ,  e  diedero  ricca  ,  e  continuata  messe  al  /^m- 
citore  . 

//  celebre  Kotzebue  da  questi  storici  avveni-^ 
menti  bene  unendovi  alcuni  fatti  romantici  ,  ne 
trasse  una  Tragedia  conosciuta  col  titolo:  La  mor- 
te di  fiolla  ;  e  sulle  tracce  di  questa  ho  segnato 
il  seguente  Ballo  ,  ciò  soltanto  allontanando  per 
necessità  che  mal  converrebbe  alla  Mimica  troppo 
circoscritta  ne*  modi  di  esprimersi  , 

Benché  da  più  tempo  avessi  ideato  questo  qua- 
lunque siasi  mio  lavoro  ,  mai  però  l  ho  mandato 
ad  esecuzione  .  Questa  è  la  prima  volta  adunque 
che  sulla  scena  viene  prodotto  ,  e  per  mia  sorte 
al  cospetto  di  un  Pubblico  quanto  intelligente  al- 
trettanto cortese^  cosicché  posso  lusingarmi  a  tut-- 
la  ragione  di  quel  esito  favorevole  che  desidero 
non  su  me  ^  ma  su  Voi  soli  fidando  . 


Giovanni  Galzeran i . 


45 

PERSONAGGI 


PEllUVlANr 


ATALIBA,  Re  eli  Quìto 

Signor    Giuseppe  Mangini . 
ROLLA,  Duce  dei  Peruviani,  intimo  amico  di 

Signor    Angelo  Lazze  re  schi  , 
ALONSO  ,  Spagnuolo  rifu^^iato  in  Quito 

Signor    Giovanni  Bianchi. 
COR.A ,  consorte  di  Alonso 

Signora  Mariella  Zanipucct  . 
FERNANDO,  piccolo  figlio  di  Alonso,  e  di  Cora 

Signora  Gesualda  Galletli . 
ACILOE  ,  sorella  di  Rolla,  ed  amica  di  Cora 

Signora  Gaetana  Galzerani. 

Sacerdoti  j         g^^^  _ 
Vergini  J 

Cacichi  —  Guardie  Reali  ==  Popolo* 

PERSONAGGI 

SPAGNUOLI 


PIZZARO  ,  Duce  supremo  dell'  armata  Spagnuola 

Signor  Giuseppe  Villa. 
CARLO,  di  lui  fratello,  amico  di  Alonso 

Signor  Odo  ardo  Chiocci  da. . 
ALMAGR.0  ,  altro  Duce  Spagnuolo 

Signor  Pietro  Canipilli . 

tlFFlZlJiLt. 

Soldati  di  Fanterìa. 
Soldati  di  Cavalleria» 

V  anione  succede  in  Quito  ,  altra  delle  quattro 
Capitali  del  Perii  ^  e  nelle  sue  vicinanza . 


'A 


BALLO 


Primi  Ballerini  Seri 
Signori 

Villa  Giuseppe  Chioccliia  Odoardo  Campilli  Pietro 

Zampuzzi  Manetta         Luzzi  Teresa  Campilli  Elisal.)etla 

Primi  Ballerini  per  le  Parli 
Lazzaresclii  Angelo         Galzerani  Gaetana  Mangini  Giuseppe 

Primi  Ballerini  di  Mezzo  Carattere 
Bianclii  Giovanni  Viotti  Emanuele 

Peghin  Augusta  Androvet  Maddalena        Piomanelli  Marianna 

Primi  GroiLescìli 
Bedello  Antonio  Alleva  Antonio 

Prato  Maria  Hebert  Giacomo 

Secondi  Ballerini 
Coppini  Antonio  Bustini  Alessandro 

BalJauzi  Anna  Lang  Orsola 

Altri  Ballerini  per  le  Parti 
Bettini  Giuseppe         Baldanzi  Serafino 
Ballerini  di  Concerto 


Crescentini  Irene 
Borsi  Giuseppe 

Coppini  Gioachino 
Galletti  Gaetana 


Borretti  Giovanni  Sciaccaluga  Francesco 

Mauri  Giovanni  Borgiotti  Massimiliano 

Bravosi  Paris  Bustini  Carlo 

Albini  Giuseppe  Malpezzi  Biagio 

CoHin-a  Giuseppe  Gualdesi  Domenico 

Bedello  Maddalena  Gandini  Luigia 

Verati  Bosa  Alleva  Rosa 

Vallotti  Teresa  Pedistelli  Francesca 

Bartolini  Carolina  Borsi  Diega 

Gandini  Paola  Sciaccaluga  Giovanna 

FìgUranìe 
Aureli  Silva  Silani  Teresa 

Bedetti  Giulia  Frascli-elti  Catetina 

Per  le  Parti  da  Ragazzo 

Galletti  Gesualda 
Aìlri  Ragazzi  per  le.  Parti 

Mancini  Adelaide  Tartarinl  Gaetana 

Mingardi  Alfonso  Mingardi  Rita 


Giusti  Teresa 
]Nichetti  Angiola 


Galletti  Baccliele 
Mancini  Carlo 


Con  NJ^  io.  Bandisti  j  8o.  Figuranti  ^ 
c  Truppa  di  Cavalleria . 


MUTAZIONI  DI  SCENA 


ATTO  PRIMO 
Vasta  Pianura 

Del  Sig.  Burcher  Gaetano. 

ATTO  SECONDO 
Ampia  Caverna 

Del  Sig.  Ferri  Domenico. 

ATTO  TERZO 
Piazza  della  Città  di  Quito 
Del  Sig.  Ferri  Domenico. 

ATTO  QUARTO 

Interno  di  un  Palazzo  di  delizie 
Del  Sig,  Ferri  Domenico, 

ATTO  QUINTO 
Montuosa  praticabile 

Del  Sig.  Ferri  Domenico. 

ATTO  SESTO 
Interno  del  Tempio  del  Sole 
Del  Sig,  Ferri  Domenico- 


ATTO  PRIMO 


49 


Vasta  pianura  circondata  da  amene  colline  .  Da  un 
lato ,  magnifico  ingresso  al  Tempio  del  Sole . 

vAtaliba  circondato  dai  Primati,  e  dalle  Guardie  >  i 
Sacerdoti  e  le  Vergini  sacre ,  non  che  il  Popol  lutto  ,  in 
variati  gruppi  disposti  ,  attendono  con  giuliva  impazienza 
lo  spuntare  dell'  astro  apportatore  del  giorno  ,  onde  dar 
principio  allo  solenne  Rajmi  (^^ .  Appena  il  grande  Piane- 
ta comincia  ad  apparire  che  tutti  gli  astanti  ,  da  devoto 
zelo  compresi,  o  a  terra  umiliati  si  prostrano,  od  al  na- 
scente loro  Nume  stendono  pregando  le  braccia ,  o  rive- 
renti attendono  ,  ed  assistono  alle  cerimonie  che  dai  sacri 
Ministri  si  celebrano .  —  Una  danza  generale  spiega  la  co- 
mune allegrezza  ,  conseguenza  della  solennità  di  tal  giorno. 

Frettolosi  ed  atterriti  giungono  intanto  alcuni  Peru- 
viani ,  ed  annunciano  che  un  Corpo  di  Truppe  straniere  si 
avanza  verso  quella  parte .  Alla  gioia  comune  subentra  lo 
stupore  e  l' agitazione  ^  ma  1'  arrivo  di  Rolla  ricompone  gli 
animi ,  facendo  palese  che  il  Duce  di  queir  Armata ,  non 
ad  altro  fine  muove  verso  quei  luoghi ,  che  per  avere  a- 
michevole  udienza  dal  P\e  ,  col  quale  desidera  stabilire 
pacifica  alleanza.  Ataliba  ,  malgrado  alcune  rimostranze  di 
Alonzo ,  aderisce  alla  richiesta  5  impone  ai  suoi  di  rispet- 
tare gli  stranieri ,  e  manda  un  Araldo  ad  annunciar  loro 
che  gli  attende.  Ordina  che  tosto  ricchi  doni  si  preparino 
da  olfrirsi  ai  novelli  amici  ,  e  nel  mentre  si  adempiono  i 
Sovrani  cenni  ,  i  Sacerdoti  apprestano  1'  ara  ,  ove  compie- 
re il  giuro  solenne  di  pace  . 

Accompagnato  dai  suoi  Uffizìali ,  e  da  alcune  Guardie 
a  Cavallo,  si  avanza  Pizzaro ,  portando  nella  destra  un  ra- 
mo di  ulivo .  Egli  con  Almagro ,  e  Carlo  discendono ,  ed 


(*)  Raymi  dicevasi  la  più  solenne  delle  quattro  feste  annuali  die  cclebia- 
vansì  dai  Peruviani,  e  questa  all'  eyeuieuza  del  solstizio  boicale. 


5a 

al  Re  di  Quito  si  presentano  il  quale  festivo  gli  accoglie, 
e  gl'  invita  ad  accettare  le  oiTerte  ,  che  loro  fa  presentare. 
Pizzaro  esterna  la  sua  soddisfazione  per  1'  accoglienza  che 
si  pratica  verso  lui ,  e  le  sue  genti  ,  alle  quali  impone  di 
discendere  dai  loro  cavalli.  Stupiscono  gii  Spagnuoli  alla  vi- 
sta dei  preziosi  doni,  ed  intanto  Ataliba  per  convalidare 
la  sua  promessa  di  pace ,  si  accosta  all'  ara  onde  chiamar- 
ne il  Nume  in  testmionio  ;  ma  Pizzaro  nelP  atto  stesso  , 
spiegando  d'  improvviso  il  Vessillo  Spagnuolo ,  impone  al- 
l' Incas  che  giuri  pur  anco  vassallaggio  al  suo  Re  .  Freme 
Ataliba  alla  proposta ,  il  popolo  resta  sorpreso  ed  atterri- 
to .  L' incertezza  è  generale ,  allorché  Rolla  fiero  si  avan- 
za,  ed  a  nome  del  Monarca ,  e  del  popolo  protesta  che 
giammai  sarà  per  accettarsi  V  indegno  patto  .  Pizzaro  insi- 
ste nella  pretesa;  V  alterco  s'  inoltra  ,  per  cui  gli  Spagnuoli 
rimontano  i  loro  destrieri  ,  snudano  i  ferri ,  e  si  pongono 
in  atto  di  battaglia.  Ataliba  arresta  il  furore  dei  suoi,  i 
quali  già  stanno  per  iscagliarsi  sopra  i  Spagnuoli,  e  Pizza- 
ro conoscendo  l' ineguaglianza  delle  sue  forze  in  tal  pun- 
to,  dopo  avere  invano  rinnovate  minacciosamente  le  sue 
diniande  ,  si  ritira  coi  suoi .  Ciascuno  dei  Peruviani  si  ani- 
ma alla  pugna .  S' inalbera  lo  stendardo  degl'  Incas ,  e  tut- 
ti corrono  all'armi.  Cora  agitata,  ora  al  consorte  si  rivol- 
ge,  e  lo  prega  ad  aver  cura  di  sua  vita,  ora  all'amico 
Rolla  s' appressa  ,  ed  Alonzo  gli  raccomanda .  Non  altro 
vede  ,  e  sente  il  primo  che  il  periglio  di  un  Monarca ,  che 
io  ha  cotanto  beneficato.  Apprezza  V  altro  i  voti  dell'  ami- 
cizia ,  e  dal  canto  suo  tutto  promette .  Giungono  da  ogni 
lato  turbe  di  Peruviani  armati  ,  ed  il  Re  dichiara  Duci  del- 
l'esercito  Rolla  ed  Alonzo.  Commovente  distacco  dei  Guer- 
rieri dalle  loro  famiglie,  commovenùssimo  quello  di  Cora 
e  del  consorte ,  nel  compiersi  del  quale  chiama  quest'  ul- 
timo a  se  Rolla  ,  lo  abbraccia  ^  e  lo  costringe  a  promet- 
tergli che ,  caso  dovesse  perire  in  battaglia ,  diverrà  ma- 
rito di  Cora ,  padre  del  suo  figlio .  L'  amico  con  ribrez- 
ao,  e  quasi  violentato  acconsente.  Tutti  partono. 


1 


5i 

ATTO  SECONDO 

Ampia  caverna  ,  dal  fondo  della  quale  si  scorge 
folto  bosco .  Angusta  grotta  in  prospetto  . 

Ije  donne  Peruviane  coi  loro  fanciulli,  ivi  rifugiate, 
esternano  il  loro  dolore  ,  ed  invocano  1'  assistenza  del  Nu- 
me nella  loro  deplorabile  situazione  .  Cora  è  pure  fra  que- 
ste ,  che  stringendo  al  seno  il  figlio  ,  e  desolata  di  lagri- 
me bagnandolo ,  per  lo  pericolo  del  consorte  ,  diviene  l'og- 
getto più  interessante  di  sì  commovente  adunanza  .  11  rim- 
bombo del  Cannone,  quantunque  in  lontano  accresce  lo 
spavento  ,  che  totalmente  si  compie  allo  spesso  attraversar- 
si del  bosco  da  molti  Peruviani  in  disordme  ,  alcuno  dei 
quali  s' introduce  nella  Caverna  ,  e  narra  V  avvenuta  loro 
sconfilta.  Scorrono  appena  pochi  istanti,  che  giunge  Ata- 
liba  ferito  in  un  braccio ,  e  scortato  da  pochi  dei  suoi  ,  i 
quali  tosto  lo  lasciano  alla  cura  delle  Donne  ,  e  ritornano 
ad  affrontare  il  nemico  ,  onde  assicurare  colla  propria  vita 
lo  scampo  al  Re  .  —  Cora  assieme  alle  altre  compagne  s'a- 
doprano  a  prestare  soccorsi  al  languente  Monarca ,  e  lascia- 
no la  ferita  ,  mentre  egli  loro  narra  le  sventure  della  pu- 
gna. Odesi  più  da  vicino  lo  strepito  dell'artiglieria,  ed  il 
terrore  su  d'  ogni  volto  si  maaitesta .  Un  giovinetto  entra 
spaventato  ,  e  racconta  che  dalla  cima  di  un  albero ,  ove 
erasi  arrampicato  per  osservare  l'esito  della  battaglia,  ha 
veduti  disperdersi  i  pochi  avanzi  di  truppa  Americana  ,  ed 
inoltrarsi  gli  Spagnuoli  verso  quell'  asilo  .  Sì  tristo  annun- 
zio induce  Cora  a  supplicare  il  Re  di  nascondersi  entro  la 
grotta,  onde  sottrarsi  alle  ricerche  nemiche.  Noi  vorrebbe 
Ataliba,  ma  conviengli  cedere  alle  fervide  istanze,  ed  ap- 
pena entralo ,  giunge  Pizzaro  con  uno  stuolo  dei  suoi  ,  e 
cerca  dovunque,  per  rinvenire  il  Re  di  Quito ^  ma  cono- 
scendo vane  le  indagini  ,  fa  circondare  le  rannate  Donne  , 
alle  quali  impone  di  palesare  all'istante  l'asilo  di  Ataliba. 
Suir  esempio  di  Cora  ,  ferme  si  ricusano  tutte  ,  ne  valgo- 
no a  rimuoverle  minaccie  di  tormenti  e  supplizj .  Fatto  più 
fiero  Pizzaro^  dalle  replicate  femminili  ripulse  ,  ordina  ai 


52 

suoi  di  trucidare  i  fanciulli  anche  in  grembo  alle  loro  ma- 
dri. Già  i  feroci  satelliti  si  accingono  all'esecrabile  impre- 
sa, e  già  ormai  le  Donne,  quantuntjue  fatte  di  se  mag- 
giori ,  per  lo  periglio  della  prole ,  sono  vicine  a  soccom- 
bere; quand'ecco  impavido  sul  limitare  della  grotta  si  mo- 
stra Ataliba  ,  e  segna  che  si  sospendano  le  minacciale  stra- 
gi,  giaccliè  si  oflre  egli  stesso  al  Vincitore.  L'  Ispano  Du- 
ce gioisce  al  vedersi  pronta  la  sua  preda  ,  ma  nel  punto 
d'  impossessarsene ,  e  seco  condurla  ,  un  improvviso  giun- 
gere d'  armati  Peruviani  guidati  da  Rolla  ,  costringe  Pizza- 
ro  ad  occuparsi  in  difendersi  :  vieppiù  crescono  le  genti 
Americane  che  imperversano  tosto ,  ed  attaccano  gli  Spa- 
gnuoli,  i  quali  di  ciò  non  prevenuti,  far  uso  non  ponno 
delle  loro  armi  ,  e  sono  costretti  a  soccombere  uccisi  ^  o 
prigionieri,  pochi  soltanto,  fra  i  quali  Pizzaro  ,  hanno  la 
sorte  di  salvarsi  con  la  fuga,  ma  però  inseguiti  dallo  stes- 
so Rolla,  coi  suoi  Guerrieri.  Le  genti  tutte  quivi  rimaste , 
ogni  funesto  evento  dimenticando  ,  in  segno  di  esultanza 
vera  ,  sulle  loro  braccia  portano  lo  stesso  Pie  come  in  trion- 
fo a  Quito . 

ATTO  TERZO 
Piazza  della  Città  dì  Quito . 

Il  popolo  esultante  accorre  per  ogni  dove  ad  incon- 
trare il  suo  Pie  ,  il  quale  preceduto  dai  Guerrieri  Peruvia- 
ni ,  al  suono  di  giuliva  marcia  ,  si  avanza  trionfante  .  11 
comune  gaudio  si  aumenta  all'  apparire  sulle  contigue  emi- 
nenze le  vittoriose  truppe  di  Rolla  ed  esso  stesso  che 
portando  lo  stendardo  degP  Incas  ,  apre  la  via  ai  Prigio- 
nieri Ispani.  Si  avanza  il  prode,  ed  al  Monarca  vuole  pro- 
strarsi ,  ma  questi  glie  lo  impedisce  ,  e  fra  le  proprie  brac- 
cia lo  serra  ,  manifestandogli  la  piìi  viva  riconoscenza  ,  e 
donandogli  un  Sole  di  ricche  gemme  ,  che  dal  proprio  pet- 
to si  toglie  ,  ed  al  suo  lo  appende.  Cora  nel  frattanto  scor- 
re anziosa  le  file  tutte  dei  Guerrieri  ,  chiedendo  e  cercan- 
do il  suo  Alonzo,  ma  invano,  mentre  niuuo  sa  dargliene 


5S 

novella .  U  Re  persino ,  e  Rolla  altro  conforto  non  danno 
all'  insistente  Donna  che  fievoli  lusinghe  ,  cosichè  essa  im- 
paziente vieppiù  ,  da  quei  luoghi  con  disprezzo  si  toglie , 
e  verso  l' eminenze  s' incammina ,  onde  fra  le  schiere  cola 
rimaste  ,  procurare  di  sapere  ciò  clie  ancora  fatalmente  i- 
gnora.  Non  sì  tosto  si  è  Cora  allontanata,  che  giungono 
alcune  Guardie,  e  recano  ad  Ataliba  l'elmo  di  Alonzo,  ed 
in  uno  r  aunuQzio  della  di  lui  prigionia  presso  V  inimico  • 
Sì  trista  nuova  cangia  in  lutto  la  comune  gioja  ;  Rolla  pe- 
rò non  si  smarrisce  ^  ed  anzi  tutti  cerca  di  confortare ,  ma- 
nifestando voler  tosto  correre  a  liberare  V  amico  ;  ma  il  R.e 
gli  vieta  sì  generoso  divisamento  che  seco  porterebbe  gran 
rischio,  senza  poter  produrre  l'effetto  desiderato,  e  piut- 
tosto vuole  si  prescelga  di  ricomprare  la  libertà  di  Alonzo 
con  tanti,  e  sì  ricchi  doni  da  spedirsi  tosto  al  Duce  Spa- 
gnuolo  ,  che  non  saprà  negarvisi.  Ciò  appena  fatto  palese, 
Ataliba  si  ritira  ,  onde  farlo  eseguire  .  Rolla  ivi  rimasto 
ritorna  al  suo  primo  pensiere  di  adoprarsi  colla  propria 
persona  ,  per  la  liberazione  dell'  amico  ,  non  troppo  fidan- 
do nel  progetto  Reale  ,  e  mentre  ondeggia  nell'  incertezza 
del  partito  da  scegliersi  ,  se  gli  presenta  di  nuovo  Cora  , 
la  quale  adopera  li  più  insinuanti  >  e  convincenti  modi  > 
onde  indurlo  a  palesargli  il  destino  del  marito  .  Costernato 
il  Duce  all'  improvviso  incontro  ,  solo  risponde  con  modi 
ambigui,  e  confusi,  che  viepiù  spaventano  l'infelice,  e  la 
rendono  persino  dubbia  che  ancor  sia  in  vita  l' unico  og- 
getto cui  il  suo  cuore  anela  ;  non  cessa  perciò  dalle  pre- 
ghiere verso  Rolla  ,  e  genuflessa  implora  che  gli  si  palesi 
il  suo  fatale  destino.  Non  più  resiste  il  Peruviano  e  l'av- 
venuto espone.  Cade  priva  di  sensi  la  sventurata  Donna 
jfra  le  braccia  dell'  amico  ,  ed  ambi  esprimono  una  commo- 
vente situazione  d'  animo  .  R.iavutasi  appena  la  misera  ,  al 
tenero  figlio  che  a  lei  dappresso  la  fida  Aciloe  custudi- 
-^^ce  ,  si  rivolge  lo  abbraccia  ,  ed  a  Rolla  lo  presenta  sup- 
plicandolo ad  aver  cura  di  lui  ,  che  presto  resterà  orfano 
anche  della  madre .  La  costernazione  in  ognuno  si  accre- 
sce ,  ed  è  vano  ogni  tentativo  per  indurla  a  sperare.  Rol- 
la ne  piange  ,  ed  alfine  crede  miglior  partito  il  ricordare  a 
Cora  gli  estremi  cenni  di  x\lonzo  ,  prima  partisse  per  la 


5^ 

battaglia.  Infuria  essa  alP  inattesa  proposta,  inorridisce,  e 
tal  diventa  quasi  delirio  T  invada .  In  Rolla  altro  più  non 
ravvisa  che  il  traditore  del  marito  5  contro  lui  scaglia  le 
più  fiere  invettive,  e  giura  piuttosto  perire  unitamente  al 
figlio,  che  aderire  all' abborrito  progetto.  Rolla  tenta  ogni 
mezzo  di  scolparsi ,  ma  tutto  è  vano,  che  la  fremente  Don- 
na non  ascoltando  che  la  propria  disperazione ,  rapidamen- 
te s' invola  col  figlio .  Rolla  rimane  in  un  profondo  abat- 
timento  5  rimessosi  alquanto  ,  dopo  breve  rillesso  ,  risoluto 
parte  . 

ATTO  QUARTO 

Interno  di  un  Palazzo  di  delizie  degi'  Incas,   di  cui 
si  sono  impadroniti  gli  Spagnuoli ,  e  che  serve 
loro  di  Quartiere  . 

Notte  . 

lonzo  fra  le  Guardie  condotto  da  Almagro  e  dal 
fratello  di  Pizzaro  s'  introduce  nel  luogo  del  suo  carcere  . 
Almagro  prima  di  lasciarlo  gli  fa  palese  la  Sentenza  contro 
lui  emanata  dal  consiglio  di  guerra  per  la  quale  è  condan- 
nato a  morte  come  traditore  della  Patria  .  Imperterrito  ri- 
mane il  Prigioniero,  e  solo  si  duole  di  essere  un  tempo 
stato  loro  compagno  .  Carlo  ad  Alonzo  legato  per  anti- 
ca amicizia  cerca  di  ammolire  il  cuore  del  compagno  ma 
invano,  e  fiero  1'  uno,  addolorato  V  altro,  abbandonano  l'in- 
felice, che  nel  carcere  s'inoltra  lasciando  travedere  che  da 
niun  altro  duolo  ò  oppresso  che  dalla  rimembranza  della  mo- 
glie ,  e  del  figlio  de'  quali  rimane  per  lui  dubbia  la  sorte  ; 
ciò  per  altro  tanto  V  opprime  che  in  un  cupo  abbattimen- 
to si  avvolge,  e  cosi  si  asside  sopra  una  panca.  Si  presen- 
ta Rolla  al  primo  ingresso  del  carcere  in  abito  Spagnuolo, 
e  franco  s'  inoltra  salutando  dignitoso  la  Sentinella,  che 
qual  Uffiziale  de'  suoi  lo  onora  ^  gira  d'  intorno  avvedu- 
tamente gli  sguardi  ,  onde  conoscere  il  carcere  d'  Alonzo  , 
e  persuaso  di  esser  giunto  al  segno  entra  sicuro  ;  ivi  vedu- 


55 

lo  tosto  r  amicd  ,'  gioisce  di  non  essersi  Ingannato  .  Alotizo 
«cosso  dall'improvviso  calpestio,  si  volge  verso  dove  muo- 
ve, e   vedendo  chi  gli   stende  giulivo  le  braccia,  rimane 
sorpreso  ,  e   ad   un  tempo  atterrito   per  il  periglio  cui  lo 
vede  esposto  .  Lo  riconforta  Rolla ,  e  gl'  impone    d'  indos- 
sarsi le  mentite  vesti  colle  quali  esso  stesso  si  è  introdotto, 
e  tosto  fugf^ire.  B.icusa  con  fermezza  Alonzo  di  accettare  si 
generosa  offerta,  che  esporrebbe  a  certa  morte  1'  amico,  ma 
questi  tanto  insìste  ,  ed  ora  rappresentandogli  lo  stato  de- 
plorabile della   moglie  e  del  figlio ,   ora  la  propria  risolu- 
zione di  non  partirsi  più  da  quel  luogo  in  qual  siasi  even- 
to, cosi  lo  piega,  che  trovasi  costretto  ad  accettare  il  pro- 
getto, e  cambiate  le  vestimeiita  dopo  un  tenero  abbraccio 
si  dividono  gli  amici  .    Solo  Pvolla  rimasto  gioisce  dell'  av- 
venuto ,  che  gli  salva  e  ridona  la  stima  di  tutti  coloro  che 
gli  son  cari ,  Dopo  però  aver  dato  luogo  a  s\  dolci  imma- 
gini ,  arresta  il  pensieie  sul  presente  suo  stato  ,  nè  più  dii- 
l3Ìtando  sulla  salvezza  d' Alonzo  ,  determina  d'  occuparsi  del- 
la propria  ,  ed  a  ciò  eseguire  chiama  risoluto  la  Sentinella, 
e  gli  fa  conoscere  1'  avvenuto  cambio  .  Rimane  questa  sor- 
presa ed  avvilita  conoscendo  inevitabile  la  sua  perdita ,  ma 
Rolla  la  conforta,   e   doni  gli  promette,  e  ricompense,  e 
sicurezza  se  si  appresti  a  fng^nr  seco  .   Non  sa   sulle  prime 
decidersi  il  Soldato  ma  alla  fine  al  suo  meglio  riflettendo 
si  getta  nelle  braccia  del  generoso  Peruviano   ed  assieme 
s'  involano  .    Dopo  ciò  dal  corpo  di  guardia   vengono  Sol- 
dati per   dar   cambio  alla  Sentinella  del  Carcere  ,  si  sor- 
prendono nel  non  trovarla  al  posto  ,  e  cercano  ove  sia,  e 
sin  dentro   lo  stesso   carcere  3  ma  la  sorpresa  si  fa  mag^ 
giore  non   rinvenendo  nè  la  sentinella  nò  il  carcerato  .  Si 
chiama   all'  armi  ,  e  tosto  giungono  Uffizìali  ,   e  Pizzaro  i- 
stesso  .  Un  Soldato  narra  quanto  gli  ò  venuto  di  ocular- 
mente conoscere  .  Infuria  Pizzaro,  ed  ordina  che  a  tutta  pos- 
sa s'  inseguano  i  fuggitivi,   ed  egli  stesso  colle  sue  guar- 
die parte  » 


56 

ATTO  QUINTO 
Montuosa  praticabile . 
Notte  con  Luna* 

Cora  col  figlio  lentamente  s'aggira,  incerta  ove  ri- 
volgere gli  erranti  suoi  passi  .  Il  piccolo  Fernando  però 
stanco  ed  assonnito  gli  chiede  riposo  ;  acconsente  essa  al- 
l'inchiesta di  buona  voglia,  ed  adagiatolo  infra  un  cespu- 
glio al  suo  fianco  s'  asside  ,  ed  intanto  il  pensiero  conduce 
al  presente  suo  doloroso  stato  .  Sulle  cime  de'  vicini  monti 
apparisce  in  questo  mentre  Alonzo,  che  cerca  ricondursi 
inIVa  i  suoi  fratelli  .  Questo  oggetto  si  presenta  agii  occhi 
di  Cora  ,  che  mentre  i  proprj  pensieri  andava  pascendo,  or 
verso  1'  una  parte,  or  verso  l'altra  girava  gli  sguardi* 
Tuttoché  non  riconosca  qual  sia  1'  uomo  ctie  verso  lei  si 
appressa  ,  pure  un  secreto  moto  pare  le  presagisca  grade- 
vole avvenimento.  Più  si  avvicina  Alonzo,  più  le  sue  idee 
sembrano  avvalorarsi  in  proprio  favore,  sicché  per  non  ri- 
lardare V  avvicinamento  di  colui  verso  il  quale  sembra  i- 
gnota  forza  la  tragga,  corre  al  figlio,  per  toglierlo  ove  si 
trova,  e  seco  condurlo,  ma  vedendolo  dormiente,  non  du- 
bita di  ivi  lasciarlo  ,  e  sola  andarsene  incontro  a  co- 
lui,  che  ancora  non  sa  essere  il  suo  Sposo.  Appena  Cora 
si  è  allontanata  che  vengono  in  quel  luogo  due  Soldati 
Spagnuoli  ,  che  hanno  smarrito  il  cammino  ;  e  mentre  cer- 
cano qual  essere  puote  la  via  da  condur  loro  ai  compagni, 
scoprono  il  Fanciullo  giacente  .  A  tal  vista  mille  pensieri 
s'allacciano  alla  loro  mente,  ma  ninno  curandone,  l'uno 
risolve  di  seco  trarlo  al  Campo;  noi  vorrebbe  l'altro^  ed 
anzi  cerca  dissuaderne  il  compagno;  il  contrasto  prosegue  j 
ma  alla  fine  si  rapisce  il  fanciullo  .  Cora  comparisce  sulle 
eminenze  più  vicine,  e  s'incontra  con  Alonzo.  Si  abbrac- 
ciano ,  e  danno  a  conoscere  il  comune  giubilo  .  Nel  discen- 
dere al  piano  narra  lo  sposo  come  sia  avvenuta  la  sua  li- 
berazione per  eroico  tratto  di  Rolla,  e  ciò  confonde,  e 
commove  la   tenera  consorte  ,  quale  però  appena   tocca  il 


piano  ,  non  rammenta  che  il  figlio  ,  e  corre  con  Alonzo  a 
rintracciarlo.  Ma  quale  terribile  affanno  colpisce  entrambi  , 
allorché  non  trovano  il  piccolo  Fernando  ,  ma  solo  il  ve- 
lo ,  di  cui  era  ricoperto.  Le  smanie  a  cui  si  abbandona  la 
madre  sono  eccedenti ,  ne  vale  la  tenerezza  dello  Sposo  a 
calmarla .  Sopraggiungono  alcuni  Soldati  Peruviani ,  che 
mentre  scoprono  Alonzo ,  giulivi  a  lui  corrono  incontro  , 
ma  ben  tosto  s'  attristano  al  sentire  la  luttuosa  sciagura, 
che  l'opprime  assieme  colla  sua  compagna,  la  quale  di-^ 
chiara  di  voler  quivi  finire  i  suoi  giorni  .  Son  vane  le  pro- 
teste degli  amici  di  adoperarsi  nel  momento  a  rintracciargli 
il  figlio  ^  Le  sue  smanie  non  cessano  ,  talché  gli  é  d'  uopo, 
per  consiglio  di  Alonzo,  di  usare  la  forza  per  distoglierla 
da  quei  luoghi  ,  e  condurla  a  Quito ,  verso  dove  alcuni 
con  lei  ,  ed  Alonzo  stesso  si  avviano  ,  mentre  altri  per  di- 
verse vie  corrono  in  traccia  dello  smarrito  fanciullo  . 

Ciò  dopo  comparisce  in  quel  luogo  Rolla  ed  il  suo 
compagno,  cercando  ivi  uno  scampo  dai  Spagnuoli,  che 
loro  iuseguono  ;  e  mentre  cercano  per  maggior  sicurezza 
luogo  ove  più.  internarsi ,  s'incontrano  ne' due  Soldati  Spa- 
gnuoli ,  che  seco  aveano  il  piccolo  Fernando  ,  e  i  quali  ivi 
ritornavano  ,  per  non  aver  ritrovata  via  ,  onde  sortirne  . 
Appena  Rolla  vede  il  Fanciullo  ,  che  tosto  il  riconosce  pel 
figlio  d' Alonzo  .  Freme  al  vederlo  nelle  mani  de'  suoi  ne-r 
mici  ^  glielo  strappa  ,  e  a  un  tratto  fugge  .  Nello  scorrere 
le  colline  ,  s'  avviene  in  Pizzaro  ,  che  ver  quei  luoghi  si 
era  diretto  con  un  Corpo  di  Cavalleria  ,  onde  inseguire 
il  fuggitivo  Alonzo .  Le  spoglie ,  di  cui  Rolla  è  ricoper-^ 
to  fa,  che  egli  sia  creduto  appunto  quel  che  si  cerca,  e 
corron  tutti  per  arrestarlo  .  Ma  il  valoroso  Peruviano  , 
postosi  sugli  omeri  il  fanciullo  ,  balza  di  rupe  in  rupe  , 
onde  porsi  in  salvo  .  Pizzaro  a  meglio  riuscir  nell'  impre- 
sa ,  ordina  ad  alcuni  soldati  di  por  piede  a  terra  ,  e 
d'  inseguire  il  fuggitivo ,  anche  fra  dirupi ,  onde  averlo 
nelle  mani  ,  o  vivo ,  o  morto  .  Giunto  Rolla  alla  cima  di 
un  Colle  ove  copiosa  caduta  d'  acque  vieta  proseguire  più 
oltre  il  cammino  trovandosi  avere  cosi  vicini  li  Spagnuoli  , 
da  non  poter  quasi  aver  scampo  ,  non  mai  staccando  dal-^ 
le  sue  spalle  il  fanciullo ,   risoluto  ,  ad  un  ramo  d'  albe- 


58 

ro  si  appiglia,  e  coli'  ajuto  di  questi  dall' un  colle  all'ala 
tro  tragitta.  Gli  Spagnuoli  vedendo  di  non  poterlo  rag- 
giiignere,  scaricano  verso  Rolla  le  loro  armi,  ne  rimane 
ferito,  e  cade;  ma  pronto  si  rialza,  e  senza  lasciare  per 
un  istante  il  fanciullo,  benché  stentatamente,  giunge  a;  sal- 
varsi. Pizzaro  all'  udire  de' colpi  di  lucile  gioisce  credendo 
compiuti  i  suoi  cenni,  ma  allorché  dai  suoi,  che  giungo- 
no, ode,  che  quantunque  ferito,  pure  il  fuggitivo  si  è 
posto  in  salvo,  smania  ,  e  s'  adira,  e  alla  fine  risolve  di 
avventurare  l'  assalto  della  Città,  per  eseguire  il  quale  tu t-? 
ti  partono . 

A  T  T  O    S  E  S  T  O. 

Interno  del  l^empio  del  Sole . 

^^taliba  ed  il  popolo  entrano  nel  Tempio  ad  implo- 
rare 1'  assistenza  del  Nume  per  il  periglio  in  cui  trovansi 
stante  la  perdita  de' Duci  dell' Esercito  1' uno  fatto  prigio- 
ne, l'altro  smarrito.  11  E.e  accostasi  all' ara  ,  e  schiuse  le 
corthie  che  coprono  la  radiante  immagine  della  Divinità  si 
prostra  assieme  cogli  altri  per  adorarla  .  In  questo  devoto 
istante  sopraggiungono  Alonzo  e  Cora  ,  quali  portano  la 
gioia  in  tutti  gli  astanti ,  che  1'  improvviso  arrivo  riguar- 
dano come  speciale  lavore  del  Nume .  Il  P\.e  non  cessa  dal- 
l' esprimere  il  suo  contento  verso  di  Alonzo  con  replicati 
abbracci;  ma  quale  al  gaudio  subentra  ribrezzo  allorché  o- 
desi  la  sgraziata  perdita  del  piccolo  Fernando,  ed  allorché 
si  scopre  la  desolante  situazione  dell'  inconsolabile  madre  ; 
tutti  a  lei  intorno  si  alfollano  onde  distorla  dal  pianto , 
ma  invano  .  In  mezzo  a  sì  tristo  quadro  entra  Rolla  palli- 
do, e  vacillante  avente  fra  le  braccia  il  figlio  dell'amico, 
a  tale  arrivo  cangian  d'  aspetto  gli  astanti  tutti  ,  ed  a  ter- 
ror  cupo  si  abbandonano  alla  vista  fatale.  Il  Guerriero  non 
curando  alcuno,  solo  si  volge  a  Cora,  e  verso  lei  barcol- 
lando si  dirigge  per  deporre  a'  di  lei  piedi  il  salvato  fan- 
ciullo ;  Essa  stupefatta,  e  da  mille  affetti  sorpresa  afferra 
}ym  tosto  il  figlio,  e  a  se  lo  stringe,  e  di  fervidi  baci  lo  ba- 


^9  . 

gna  ^  ne  mai  sazia  di  accarezzarlo ,  quand'  ceco  che  nel  mi- 
rare con  appassionato  sguardo  il  riavuto  bene  lo  scorge  di 
sangue  intriso,  orrenda  vista,  cui  non  regge  cuor  di  madre 
che  teme  perdere  il  figlio  al  punto  stesso  che  gli  viene  resti- 
tuito, da  se  lo  stacca,  e  si  arretra,  quasi  restando  immobile; 
ma  1'  Eroe  che  lo  salvò  toglie  ogni  materno  affanno  assi- 
curando che  Fernando  è  illeso  ,  e  che  il  sangue  di  cui  è 
lordo  è  sangue  delle  sue  ferite  .  Cora  si  rianima  e  torna 
ad  abbracciare  il  figlio  .  Rolla  si  strascina  per  abbracciare 
esso  pure  il  tenero  frutto  di  sue  imprese  ,  ma  cade  ai  pie- 
di della  madre  che  il  tiene  ,  e  muore  .  Quadro  di  coster- 
nazione universale  quale  si  cangia  in  altro  ben  piìi  terri- 
bile all'  arrivo  di  alcuni  Peruviani ,  che  annunziano  al  Re 
che  la  Città  è  assalita  dagli  Spagnuoli ,  e  dal  sopraggiun- 
ger d' altri  che  palesano  superata  la  Città  dai  nemici  ed  in 
pericolo  il  Tempio  .  Il  cannone  che  già  vicino  si  sente 
verifica  gli  avvisi,  e  tutti  anima  alla  difesa  del  suo  R.e  , 
s'  affolla  già  ognuno  per  andare  incontro  al  suo  destino  , 
ma  il  cannone  più  forte  incalza  ^  e  sì  dappresso,  che  crol- 
la parte  del  Tempio ,  ed  entrano  alcuni  de'  vincitori,  men- 
tre altri  si  vedono  scorrere  la  Città  devastata.  Diversi  ana- 
loghi gruppi  si  formano  dai  Personaggi,  e  termina  F  azione.